Rivoluzione nel pubblico impiego dopo l’ok alla riforma. Il passaggio più significativo, è che farà più discutere, è senza dubbio il fatto che, d’ora in poi, potranno essere licenziati i dipendenti statali che ricevono una valutazione negativa per tre anni di seguito.

Si tratta di un aggiornamento della riforma per i dipendenti pubblici che dà maggior importanza alle valutazioni (finora poco chiare), fino a portare addirittura ad un possibile licenziamento. Il termine “valutazione negativa” è però ancora fumoso, e tutto sarà comunque a discrezione dei singoli uffici non esistendo una misurazione delle prestazioni oggettiva e omogenea per tutti i lavori. Ma l’aspetto più interessante è ovviamente che, dopo tre anni consecutivi di valutazione negativa, il dipendente pubblico potrà andare incontro ad un licenziamento. Altra questione riguarda il salario accessorio, la cui struttura retributiva verrà definita durante la contrattazione.

Altro nodo da sciogliere sono le visite fiscali: dal primo di settembre toccherà nuovamente all’INPS il compito di guidarle. Dal primo di gennaio prenderà il via la stabilizzazione dei precari, con la quale, per chi ha lavorato almeno per tre anni negli ultimi otto in qualsiasi ente. Novità anche sui concorsi. D’ora in poi sarà necessaria una buona conoscenza dell’inglese – o anche altre lingue – la valutazione del titolo di dottore di ricerca e il tetto, al 20% delle posizioni disponibili, come soluzioni alternativa ai vincitori rinunciatari.