Cinque carabinieri sono finiti nel registro degli indagati per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell’ottobre di sei anni fa in ospedale, ad una settimana di distanza dal suo arresto per droga. Da allora la famiglia del ragazzo sta lottando disperatamente affinché Stefano Cucchi possa avere giustizia e oggi altri quattro carabinieri sono finiti fra gli indagati. La vicenda giudiziaria non ha infatti portato ad una conclusione, almeno fino a questo momento ed è stata Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, quella che in famiglia si è sempre esposta di più per far luce sulla tragica vicenda del fratello.

Tre di loro sono accusati di lesioni aggravate (le percosse che Stefano Cucchi avrebbe ricevuto, senza le quali, sostiene la famiglia, il ragazzo non avrebbe mai perso la vita): si tratta di Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Vincenzo Nicolardi sarebbe invece indagato per falsa testimonianza così come lo sarebbe anche l’ex vice comandante della stazione di Tor Sapienza, Roberto mandolini, che però risultava già indagato da tempo per le presunte false testimonianze rilasciate nel corso del processo d’appello.

L’avvocato difensore della famiglia di Stefano Cucchi, Fabio Anselmo, ha già comunicato che la notizia è stata appresa con grande favore. Il legale ha dichiarato: “Come avevamo detto fin da subito, la procura di Roma è andata ben oltre il primo contributo alle indagini che noi abbiamo dato“. Per quanto riguarda gli indagati invece, Anselmo ha affermato. “Loro, ma non solo, sono i veri responsabili della morte di Stefano. Questa contestazione, che riteniamo essere provvisoria, interromperà la prescrizione. Lo ribadiamo con forza e lo stiamo provando, senza quel o quei pestaggi Stefano sarebbe ancora vivo“.