La stepchild adoption torna a far discutere. A distanza di una manciata di settimane dall’approvazione definitiva del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, da cui comunque era stato stralciato l’articolo riguardante la possiblità da parte di coppie dello stesso sesso di adottare il figlio del partner, ora è arrivata una nuova sentenza destinata a riaccendere il dibattito in materia.

A Torino, la Corte d’Appello ha dato l’ok a due differenti casi di stepchild adoption. I giudici hanno infatti dato la loro approvazione alle richieste che erano arrivate da due coppie di donne per poter procedere all’adozione dei figli delle rispettive compagne.

La Corte d’Appello di Torino presieduta da Carmen Mecca ha approvato la stepchild adoption per entrambe le coppie, dichiarando che si tratta di una: “Tutela di una situazione di fatto, bimbi stanno crescendo in condizioni positive”. I giudici della sezione per i minori hanno così ribaltato la sentenza di primo grado, nel corso della quale le richieste da parte delle donne erano state respinte.

I giudici hanno ora accolto le richieste di stepchild adoption specificando che hanno applicato la legge 184 del 1983 che disciplina l’adozione e l’affidamento nelle coppie eterosessuali. In una delle due sentenze favorevoli alla stepchild adoption, inoltre, viene ricordata la delibera da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, che indica come il concetto di vita familiare debba essere “ancorato ai fatti” e “non è subordinata all’accertamento di un determinato status giuridico”, bensì “all’effettività dei legami”.

Il primo caso accolto è quello di una donna che ha richiesto di poter adottare il figlio di cinque anni della moglie, sposata in Islanda lo scorso anno. Il secondo caso riguarda invece due donne che convivono dal 2007, che nel 2014 si sono sposate in Danimarca e che si sono viste ora finalmente accogliere la richiesta di poter procedere con la stepchild adoption delle rispettive figlie, nate con inseminazione artificiale e ora dell’età di 5 e 7 anni.