“Fotografare è un modo diverso di viaggiare. Con una macchina fotografica in mano non c’è un passato, non c’è un futuro ma c’è solo il presente. Le immagini raccontano la mia odissea personale nel mondo…”

La mostra di McCurry a Genova, prodotta e organizzata dalla Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, in collaborazione con Civita, è curata da Peter Bottazzi e da Biba Giacchetti. «Abbiamo scelto un allestimento teatrale, che non punta sulla tecnologia, ma sulla poesia e vuole essere la sintesi del mondo di Steve», spiega Bottazzi. Sono oltre 200 le foto esposte nelle quattro sale del Sottoporticato di Palazzo Ducale, a creare altrettanti  spazi espositivi ispirati a  Scoperta, Vertigine, Poesia e Stupore. Immagini straordinarie, spesso paragonate per l’eccellenza compositiva a delle messe in scena, a frammenti di sogni, fiabe… che ci  accompagnano nel meraviglioso “viaggio intorno all’uomo”. L’allestimento della prima sala è forse il più suggestivo: nell’ambiente buio una serie di magnifici ritratti illuminati appesi a pannelli trasparenti sembrano galleggiare. La magia creata dal curatissimo allestimento porta il visitatore a scoprirsi a sua volta osservato dai soggetti ritratti da McCurry sempre con lo sguardo in macchina. Non può sfuggire ai loro occhi: da qualsiasi angolazione egli guardi il suo sguardo è corrisposto. Ci si avvia poi a sperimentare la vertigine della guerra che il fotografo documenta con grande partecipazione emotiva. Nella sala successiva il visitatore trova invece un mondo di poesia, dove l’uomo si riscatta avvicinandosi alla natura. Mentre lo stupore caratterizza lo spazio finale, dove si incontrano le immagini più curiose e l’uomo ritrova l’incanto della vita.

Aperta al pubblico fino al 24 febbraio 2013, la mostra comprende un’ antologia di tutta la produzione del  fotografo statunitense. Tra le immagini più celebri esposte a Genova quella che è considerata “La Fotografia” di McCurry: il ritratto “ragazza afghana”, scattato in un campo profughi in Pakistan a un’orfana di nome Sharbat Gula nel 1985. L’immagine fa il giro del mondo e conquista la copertina del numero di giugno di National Geographic. 17 anni dopo il fotografo la ritrova: l’incontro è raccontato con una serie di scatti inediti… “Tra i miei scatti preferiti non posso non citare il ritratto della ragazza afganaspiega McCurry “Il fascino di quella foto è legato al passato tragico di Sharbat  Gula … L’ho incontrata nuovamente tanti anni dopo e l’ho fotografata nuovamente. Quello è stato un grande giorno per me. Non avevo più avuto sue notizie. Non è importante quello che ci siamo detti: lei era davanti a me, viva e in buona salute: questo è quasi un miracolo». Accanto agli scatti più conosciuti sono presentati i lavori più recenti: il progetto “The last roll” che raccoglie i 32 scatti realizzati con l’ultimo rullino prodotto da Kodak; le immagini degli ultimi viaggi a Cuba, Thailandia, Birmania e Italia e una selezione inedita della campagna realizzata in Tanzania per il progetto “Tierra!”.

Steve McCurry, uno dei fotografi più amati e conosciuti di tutti i tempi, americano, classe 1950, ha vinto tutti i più prestigiosi premi internazionali. A suggello di una strabiliante carriera  quest’anno si è visto impegnato a ritrarre il Brasile per The Cal, il calendario più famoso del mondo, solitamente appannaggio di fotografi di moda. Nella sua lunga carriera ha immortalato diversi conflitti internazionali, ma i suoi migliori lavori ritraggono la vita e i visi di uomini e donne comuni incontrati nei diversi continenti che ha visitato.