Una seconda cruenta decapitazione. Stavolta il nuovo terrificante atto dell’Isis ha posto fine all’esistenza del giornalista americano Steven Sotloff, 31 anni, apparso nelle immagini precedenti l’uccisione del collega James Foley (qui i dettagli). La portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jennifer Psaki, ha confermato che stanno ancora valutando l’autenticità del filmato ma col passare delle ore i dubbi diminuiscono.

Il messaggio forte del movimento islamista potrebbe voler essere questo: dimostrare che la controffensiva condotta da Usa e forze irachene non li ha minimamente sfiorati nonostante ci sia stata una ritirata da parte di alcuni militanti in numerosi villaggi dell’Iraq come la liberazione della città di Amerli. Ma lo scopo degli omicidi trasmessi con questi modalità servirebbe anche a comunicare al mondo che il movimento è pronto a tutto e non si ferma davanti a niente. Ostaggi decapitati o fucilazioni di massa hanno lo scopo di mettere paura ai nemici ma anche a fare da “traino” per nuovi seguaci.

Abu Bakr al Baghdadi, il leader del movimento, provoca in questo modo gli Stati Uniti inducendoli ad altre reazioni militari che potrebbero sfociare, oltre all’Iraq, anche nella vicina Siria. L’amministrazione di Barack Obama si mostra divisa tra interventisti e chi valuta un’azione più prudente. Il presidente americano ha intanto autorizzato l’ invio di altri 350 militari a Baghdad, per proteggere le sedi diplomatiche, e si consulterà con gli alleati della Nato per valutare ulteriori azioni. Nel frattempo un nuovo raid statunitense è stato effettuato contro l’Isis in Iraq (foto by InfoPhoto). Nelle ultime ore, i cacciabombardieri americani hanno colpito una postazione dei miliziani jihadisti nei pressi della diga di Mosul, “distruggendo o danneggiando 16 veicoli armati”.

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