Il Movimento 5 Stelle torna a spolverare uno dei suoi cavalli di battaglia: i tagli agli stipendi dei parlamentari. Ieri i pentastallati hanno presentato alla Camera una proposta di riduzione degli stipendi dei parlamentari per la quarta volta consecutiva. Come prevedibile è scoppiata la bagarre. Gli stipendi dei politici italiani sono tra i più alti al mondo. I pentastellati hanno provato ad applicare all’intero Parlamento la stessa politica adottata per i loro rappresentanti: ridurre lo stipendio a “soli” 5.000 euro lordi al mese (circa 3.100 euro netti).

Stipendi dei parlamentari, PD contrario: politica ha un costo

La risposta dell’Aula è stata prevedibile. I parlamentari hanno infatti avuto la stessa reazione già vista nei precedenti tentativi del M5S di ridurre gli stipendi: urla, strepiti, minacce e insulti. La reazione più pacata l’ha avuta il capogruppo del PD Ettore Rosato che ha preso la parola e ha dichiarato:

Noi non abbiamo nessun imbarazzo in questa discussione, siamo consapevoli che la politica ha un costo, che gli stipendi dei parlamentari sono più alti della media italiana, che questo accade in tutti i Paesi, che c’è una ragione perché questo accade e vale per tutti quelli che siedono in questi banchi.

La richiesta era partita dall’onorevole Luigi Di Maio che aveva esposto i dati ufficiali del bilancio della Camera. Gli stipendi dei parlamentari, solo per quanto riguarda il bilancio attuale, ammontano a 81,3 milioni di euro, e per i prossimi 40 giorni di vacanza i cittadini italiani dovranno sborsare oltre 9 milioni per le indennità, nonostante il Parlamento sia chiuso. La proposta presentata da Di Maio era di dimezzare lo stipendio e abolire tutta una serie di benefits che spettano attualmente ai parlamentari, aggiungendo anche la rendicontazione di tutte le spese.

Infine Di Maio ha proposto anche di incanalare i risparmi dei tagli in un fondo da destinare ad aiuti per le piccole e medie imprese italiane. Com’era facilmente prevedibile la proposta del Movimento 5 Stelle è stata bocciata da tutti gli esponenti degli schieramenti opposti.