In relazione alle stragi mafiose degli anni ’90, domenica 11 novembre è stato arrestato nel Palermitano Cosimo D’Amato, 57 anni, pescatore residente a Santa Flavia (PA). E’ accusato di avere fornito il tritolo, in grandi quantitativi, usato per la strage di Capaci del 23 maggio 1992, dove vennero assassinati il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. Parte dell’esplosivo in questione fu usato anche per gli attentati di via Fauro a Roma, via dei Georgofili a Firenze e via Palestro a Milano.

D’Amato è cugino di primo grado del boss Cosimo Lo Nigro (condannato per le stragi del ’92); il suo arresto, ordinato dal Gip di Firenze Anna Favi ed eseguito dalla Dia del capoluogo toscano, nasce dalle accuse rivoltegli da Gaspare Spatuzza, ex uomo di fiducia del boss e ora collaboratore di giustizia. Secondo l’accusa D’Amato avrebbe recuperato il tritolo da vecchi ordigni bellici ripescati dal mare, per poi consegnarlo al gruppo (predisposto dal boss Francesco Tagliavia) che ha fisicamente eseguito l’attentato. A suo carico sono formulati i reati di strage, devastazione, detenzione d’ingenti quantitativi d’esplosivo e concorso negli attentati sopra citati, insieme ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Filippo e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro.