La strage del Circeo, drammatico fatto di cronaca noto anche come massacro del Circeo, è avvenuta tra il 29 e il 30 settembre 1975. In queste date Donatella Colasanti – all’epoca diciassettenne – e Rosaria Lopez – di 19 anni – furono condotte presso una villa di San Felice Circeo e massacrate da tre ragazzi: Gianni Guido, Andrea Ghira (la cui famiglia possedeva Villa Moresca, dove sono state seviziate e massacrate le due ragazze) e Angelo Izzo.

Strage del Circeo: chi l’ha compiuta

I tre ragazzi che hanno compiuto la strage del Circeo sono stati:

  • Gianni Guido – all’epoca 19 anni, studente universitario alla facoltà di architettura,  dei tre aguzzini era l’unico incensurato.
  • Andrea Ghira – all’epoca 22 anni, era figlio dell’ex campione olimpico Aldo. Grande ammiratore del clan dei marsigliesi, nel 1973 venne condannato per una rapina a mano armata compiuta con Angelo Izzo, anch’egli tra gli autori della successiva strage del Circeo.
  • Angelo Izzo – all’epoca 20 anni, studente universitario alla facoltà di medicina, oltre ad aver compiuto una rapina a mano armata con Ghira, nel 1974 viene condannato per aver violentato due ragazzine insieme ad altri amici (condanna che non sconterà mai grazie alla sospensione condizionale della pena).

Strage del Circeo: il racconto di cosa avvenne

Al contrario dei tre autori del massacro del Circeo, le vittime – Rosaria Lopez e Donatella Colasanti – provenivano dal quartiere popolare di Roma Montagnola. Le giovani arrivano a conoscere i tre aguzzini attraverso un quarto ragazzo (estraneo ai fatti). Questi propongono loro di prendere parte ad una festa in una villa privata nei pressi di Lavinio, una frazione del comune di Anzio. Giunte sul posto assieme ai giovani, la serata inizialmente sembra andar bene. All’improvviso però, come racconterà la Colasanti, tutto è cambiato, dando il via ad un vero e proprio incubo. Minacciandole con una pistola, i giovani dicono alle ragazze di appartenere al clan dei Marsigliesi e mettono così in atto il proprio piano di violenze, sevizie e minacce. Entrambe drogate dai propri aguzzini, Rosaria Lopez verrà anche uccisa, dopo essere stata picchiata selvaggiamente e quindi annegata nella vasca da bagno.

La Colasanti, picchiata anche lei a sangue, riuscì comunque a raggiungere un telefono e a chiedere aiuto. Successivamente scoperta e punita ulteriormente dagli aguzzini, la giovane riuscì a salvarsi fingendosi morta. Riposti i corpi delle giovani nel bagagliaio, convinti che anche la Colasanti fosse morta, i tre aguzzini fanno ritorno a Roma e vanno a cena dopo aver lasciato la propria auto in via Pola. Qui la Colasanti riesce ad attirare l’attenzione di un metronotte, che lancia poi l’allarme e consente alle forze dell’ordine di salvare la ragazza.

Strage del Circeo: il processo

Izzo e Guido furono arrestati poche ore dopo il ritrovamento delle due ragazze mentre Andrea Ghira, grazie ad una soffiata, non sarà mai catturato. La Colasanti, sopravvissuta, venne ricoverata in ospedale per essere curata, con ferite e fratture sul corpo guaribili in trenta giorni e ferite dell’anima che non guariranno più.

In primo grado Izzo e Guido furono condannati all’ergastolo. Stessa pena – ma in contumacia – per Andrea Ghira. Riuscito a fuggire in Spagna, Ghira si arruola nella legione spagnola ma ne viene espulso nel 1994 a causa di abuso di stupefacenti. Usando il falso nome di Massimo Testa de Andres, Ghira sarebbe poi morto di overdose proprio nel 1994 e sepolto nel cimitero di Melilla. Nel 2005 il suo cadavere sarebbe stato ufficialmente riconosciuto grazie all’esame del Dna. Nel 2005 Donatella Colansanti, unica vittima sopravvissuta al massacro del Circeo, muore a causa di un tumore al seno.

Gianni Guido nonostante una condanna all’ergastolo e un’evasione con fuga all’estero, il 25 agosto 2009 termina di scontare la sua pena grazie all’indulto ed esce dal carcere. Angelo Izzo, che ottiene la semilibertà nel 2004, approfitta di questo beneficio per fare nuove vittime (una donna di 49 anni e la figlia quattordicenne). Nel 2007 Izzo riceve così la condanna all’ergastolo per duplice omicidio premeditato, condanna che è poi stata confermata anche in appello.