Il 2 agosto 1980 viene ricordato come il giorno della Strage di Bologna, quando l’esplosione di una bomba nella stazione della città provocò 85 morti e oltre 200 feriti.

Durante la commemorazione del 37esimo anniversario dell’attentato è andata in scena una protesta lungamente attesa, organizzate dai parenti delle vittime.

Questi infatti hanno scelto di uscire dall’aula del Comune in cui si stava svolgendo la cerimonia proprio nel momento in cui il ministro Gian Luca Galletti si accingeva a prendere la parola per pronunciare il proprio discorso in rappresentanza del Governo.

Una mossa che non era rivolta tanto al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quanto alle istituzioni stesse e ai magistrati locali.

I famigliari sono scesi nel Cortile d’onore di Palazzo d’Accursio e lì hanno spiegato le proprie ragioni del loro gesto forte: “Almeno abbiamo la dignità di arrabbiarci. Non c’è la volontà di trovare il perché di questa strage, non è una bomba messa da due pazzi: noi vogliamo la verità e dopo tante promesse mancate vediamo se almeno così si muovono le acque”, ha detto Marco Tamagnini.

Ma a spiegare le ragioni dello scontro con il Governo è il rappresentante dell’associazione dei famigliari delle vittime, Paolo Bolognesi: “Abbiamo ritenuto che la direttiva di Renzi fosse importante per arrivare alla verità, in modo che le carte venissero desecretate e che tutti potessero leggerle. Ma i nomi non ce li danno. I ministri Orlando e Franceschini, nel 2015, hanno fatto una convenzione con gli archivi per digitalizzare tutte le carte dei processi. Non hanno digitalizzato un foglio. E allora ci siamo arrabbiati, una sana arrabbiatura in difesa della democrazia”.

Non si placa neanche la polemica nei confronti dei magistrati: “Non si può chiedere l’archiviazione dell’inchiesta sui mandati non guardando nemmeno gli atti che abbiamo portato. Rispetto assoluto per i giudici, ma il diritto di critica anche i famigliari lo possono avere”.

Forse impreparato a una simile contestazione, Galletti, è andato via senza partecipare al corteo, affermando solo che “oggi è il giorno del ricordo, non delle polemiche. Bisogna stare uniti per onorare la memoria”.