Non si fermano i razzi su Gaza e i missili su Tel Aviv. La guerra sul territorio israeliano continua e continua a mietere vittime: uccisi più di dieci bambini e altri sono stati gravemente feriti. Il bilancio dall’inizio dell’offensiva parla di oltre 70 morti tra i palestinesi, tre gli israeliani. Fonti mediche parlano di oltre 400 civili feriti. E intanto Israele prepara l’offensiva di terra. E intanto a Tel Aviv altre due esplosioni con quattro razzi palestinesi che hanno colpito la città israeliana di Ashkelon, città costiera del sud di Israele vicino al confine con Gaza. Un altro attacco è stato poi sferrato contro Shaar Haneguev. In totale sono 55 i missili lanciati da Gaza contro il territorio israeliano.

Un responsabile, rimasto anonimo, ha precisato: «Sono in corso colloqui seri per giungere ad una tregua e un accordo potrebbe essere raggiunto oggi o domani». Molto diverso, invece, il pensiero del premier israeliano, Benjamin Netanyahu: “Israele è pronto ad allargare significativamente l’offensiva”. Prova ad arginare il conflitto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama «Sosteniamo il diritto all’autodifesa di Israele – ha detto – ma lavoriamo attivamente con tutte le parti nella regione per fermare il lancio di missili di Hamas senza ulteriori escalation di violenza». Ancora il premier Beniamyn Netanyahu: «Prima abbiamo bisogno che il fuoco cessi e poi possiamo discutere qualsiasi altra cosa. Metà Israele è sotto il fuoco, questo non può andare». Dall’altra parte Hamas chiede che «l’aggressione e gli omicidi devono essere fermati». Una soluzione, per il gruppo palestinese, potrebbe essere quella di vedere gli Stati Uniti, da sempre al fianco di Israele, garanti del rispetto del cessate il fuoco da parte dello Stato ebraico. Intanto l’Egitto: al Cairo è arrivato un emissario israeliano per tentare di concretizzare una possibile tregua. Khaled Meshaal, portavoce di Hamas, ha sostenuto che «il 90% degli elementi necessari per raggiungere una tregua con Israele sono stati definiti». Da Tel Aviv il presidente Shimon Peres e il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman sono possibilisti.