Sono avvolti dal mistero i motivi che hanno condotto Stephen Craig Paddock a diventare il responsabile della strage di Las Vegas, nella quale sono morte almeno 59 persone.

Nonostante l’Isis abbia tentato di rivendicare il massacro, le autorità ritengono che il killer sia un “lupo solitario” che ha agito per ragioni proprie e non legate ad affiliazioni terroristiche.

Un pensionato di 64 anni, bianco e facoltoso, assolutamente ignoto alla polizia e del tutto insospettabile. “Un investitore multimilionario che aveva fatto una fortuna nel settore immobiliare”, in questo modo sintetico lo ha descritto il fratello Eric, il quale ha dichiarato che la famiglia è comprensibilmente in stato di shock.

Paddock viveva in un complesso residenziale di Mesquite. Ex commercialista, frequentava regolarmente i casinò di Las Vegas, aveva preso una licenza di volo ed era proprietario di due piccoli aerei. In suo possesso anche alcune armi, tutte regolarmente registrate.

L’unico elemento criminale riscontrabile nel background dell’uomo riguarda il padre Benjamin, notorio rapinatore di banche che tra la fine degli anni ’60 e i ’70 era stato tra i più grandi ricercati dall’FBI: un uomo molto violento, ai limiti della psicopatia e dalle tendenze suicide, come era descritto negli archivi del Bureau.

Difficile al momento immaginare cosa abbia spinto un uomo qualunque, “una persona normalissima” secondo il fratello minore, a imbracciare un fucile (sono 18 le armi utilizzate nell’assalto) e dare inizio a una carneficina che ha fatto quasi 60 vittime e che lo ha portato al suicidio prima di essere catturato dalla polizia.