Ci sono voluti ben 41 anni per avere la verità sulla strage di Piazza della Loggia. A mettere la parola fine sulla lunghissima vicenda giudiziaria riguardante una delle pagine più buie della città di Brescia sono stati i giudici della Corte di Assise di Milano che hanno ritenuto colpevoli Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte: a entrambi è stata comminata la pena dell’ergastolo.

Una sentenza, letta ieri sera verso le nove, che è arrivata dopo ben otto ore di camera di consiglio e che è stata accolta dalle lacrime e dagli abbracci dei parenti delle vittime, rappresentati da Manlio Milani, presidente proprio dell’associazione che raccoglie i famigliari di coloro che sono morti o sono rimasti feriti in quella fatidica giornata del 28 maggio 1974. Nessuno può infatti dimenticare le ore 10.12, momento in cui la manifestazione antifascita organizzata in Piazza della Loggia dai sindacati venne sconvolta dall’esplosione di una bomba che provocò 8 vittime e il ferimento di un centinaio di persone.

Da allora si sono susseguiti indagini e processi portati avanti dalla magistratura bresciana. Il terzo procedimento ha finalmente scavato fondo nella pista degli ordinovisti veneti, da sempre considerata ma mai approfondita come necessario (Maggi faceva infatti parte di Ordine Nuovo, mentre Tramonte – alias Tritone – era fonte privilegiata dei servizi segreti).

Il primo risultato ottenuto è del 1979: i fascisti Ermanno Buzzi e Angelino Papa vengono riconosciuti colpevoli, con successiva uccisione di Buzzi, condannato all’ergastolo, che viene strangolato in carcere due anni dopo da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli (i due giustificarono l’omicidio sostenendo la pederastia del carcerato). Tutto da rifare nel 1984, quando la Cassazione stabilì l’assoluzione, ormai tardiva . Nuove indagini, dunque, e nuovi sospettati: Cesare Ferri, Alessandro Stepanoff e Sergio Latini, assolti definitivamente nel 1989.

Del 1993 è allora l’inchiesta numero tre, che vede coinvolti Delfo Zorzi, il generale Francesco Delfino e Pino Rauti, oltre a Maggi e Tramonte. Solo 17 anni dopo, nel 2010, arriva l’ennesima assoluzione, poi ribadita in secondo grado. L’anno scorso però la Cassazione ha riaperto il caso della strage di Piazza della Loggia, ritenendo che la posizione della coppia andasse riesaminata.

Guido Salvini, pm di Milano che ha contribuito alla sentenza di oggi, si è detto soddisfatto per quanto conquistato: “L’esito è il premio per un impegno, quello della Procura di Brescia, che non è mai venuto meno in tanti anni”. Impossibile non palesare delusione, però, per quanto avvenuto in casi analoghi: “Se la Procura di Milano avesse fatto altrettanto, credo che sarebbe stato possibile andare anche per piazza Fontana al di là di quella responsabilità storica che, comunque, le sentenze hanno accertato in modo indiscutibile nei confronti delle stesse cellule di Ordine Nuovo al centro del processo per Piazza della Loggia”.