È una vittoria importante, per quanto parziale, quella di Ander Behring Breivik, meglio conosciuto come l’autore della strage di Utoya del 2011 nella quale morirono 77 persone, che sicuramente farà discutere.

L’estremista norvegese ha infatti visto accolto il suo ricorso contro la Stato in merito alle condizioni della sua detenzione: il tribunale di Oslo ha infatti deciso che l’uomo ha subito “trattamenti inumani e degradanti”, in quanto tenuto isolamento assoluto per quasi 5 anni.

La corte presieduta dal giudice Helen Andenaes Sekulic ha ritenuto che “un diritto fondamentale in una società democratica” debba essere applicato anche a terroristi e assassini. Breivik aveva anche lamentato l’uso eccessivo delle manette, le ripetute perquisizioni corporali e i tanti risvegli nel cuore della notte messi in atto dalle guardie.

All’autore della strage di Utoya è stato negato il contatto con gli altri carcerati e ha potuto comunicare solo con lo staff della prigione attraverso uno spesso strato di vetro. A quanto sembra per un lungo periodo sarebbe stato svegliato ogni mezz’ora e avrebbe subito perquisizioni approfondite anche in presenza di agenti donna.

Una descrizione del regime detentivo che stona con quella che è l’immagine abituale delle prigioni norvegesi, considerate come tra le più permissive al mondo, tanto che, anche sulla base della Convenzione Europea per i Diritti Umani, è stato stabilito trattarsi di una punizione aggiuntiva a quella prescritta nella sentenza.

È stato invece respinto il ricorso di Breivik per quanto riguarda il controllo della sua corrispondenza: le lettere che questi scambia con famigliari, amici e conoscenti continueranno a essere sottoposte ad attente verifiche per evitare qualsiasi rischio.

Secondo la procura generale le misure adottate in questi anni si sono necessarie proprio perché Breivik rappresenterebbe ancora una minaccia per la società, anche stando ai report dello psichiatra che lo ha in cura (invero ammonito dalla corte perché non avrebbe fatto nulla per evitare sofferenze mentali al suo assistito).

Le autorità del carcere hanno però affermato che Breivik disporrebbe di ogni comfort, essendo imprigionato in una cella di 31 metri quadri con tre “stanze” separate con tanto di macchina da scrivere, televisore, libri, quotidiani e un consolle con videogame.