Lorenzo Manavella, nipote di Tullio Manavella e Pina Bono, i due coniugi trovati morti in una villetta di Santhià (Vercelli) il 16 maggio insieme alla figlia Patrizia, si è costituito in serata alla Polizia ferroviaria della stazione Santa Lucia di Venezia.

Il 25enne avrebbe detto agli agenti: “Mi voglio costituire da voi e non a Vercelli. Sono io l’autore del triplice omicidio di Santhià“. Era sporco di sangue e in stato confusionale. Le autorità lo stavano cercando fin dalle prime ore dopo il ritrovamento dei tre corpi senza vita. Il giovane vive nell’appartamento di fianco alla villetta dei nonni. Secondo alcuni testimoni Lorenzo era stato visto per l’ultima volta nel tardo pomeriggio mentre percorreva in bici una stradina vicina all’abitazione. La bicicletta è stata poi ritrovata vicina alla stazione di Santhià.

Le tre persone uccise sono state trovate dai vigili del fuoco. L’allarme era partito in mattinata quando Gianluca, figlio dei due anziani e padre di Lorenzo, telefonando ai genitori e anche alla sorella non ha ricevuto risposta. Allora ha avvisato un amico, il presidente della società di pallavolo in cui egli allena e il figlio gioca. Questi si è recato alla casa. Poiché nessuno rispondeva, ha chiamato i pompieri, i quali hanno abbattuto la porta. All’interno la scena raccapricciante, i tre corpi massacrati.

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