L’assalto al college di Garissa in cui sono morte quasi 150 persone sta lasciando ancora dei pesanti strascichi. Il primo e più gravoso riguarda il gran numero di persone – sospesa tra la disperazione e la speranza – che non hanno ancora notizie dei propri cari che si trovavano all’interno del campus al momento dell’attacco terroristico. E gran parte di loro sta manifestando una grande rabbia verso il governo kenyano.

Le polemiche sulla strage in Kenya sta investendo in questi giorni anche i vertici della polizia. Secondo il giornale keniano Daily Nation, l’intervento di un reparto speciale all’interno del college sarebbe arrivato solo sette ore dopo l’inizio dell’attacco dei terroristi – e poi ci sono voluti solo 30 minuti per eliminare i quattro uomini armati di al-Shebaab autori dell’attacco.

Tra l’altro è stato identificato uno dei terroristi responsabili dell’assalto. Non è uno straniero ma un giovane keniano di origini somale: Abdirahim Abdullahi. Proveniva dalla regione di Mandera, nel nord-est del Kenya. Suo padre era un funzionario locale e lui si era laureato in legge all’università di Nairobi.

A Garissa – il luogo dell’attacco -, i cristiani sono in minoranza, diversamente dal resto del Paese, dove costituiscono l’80% della popolazione. Oggi le forze di sicurezza controllano il perimetro della chiesa di Nostra Signora della Consolazione, che circa tre anni fa venne attaccata da jihadisti che lanciarono bombe davanti all’altare e provocarono numerosi feriti. Lo stesso giorno, in una chiesa vicina, un altro attentato causò la morte di 17 persone.

Per questo nelle chiese di tutto il Kenya sono stati assoldate guardie private per cercare di assicurare la sicurezza di questi luoghi di culto. All’entrate delle chiese ci sono metal detector, mentre una guardia verifica con uno specchio che sotto le auto non ci siano bombe. La polizia keniota ha anche fatto sapere che sono state previste misure di sicurezza speciali nei centri commerciali e negli edifici pubblici della capitale Nairobi e delle città orientali.