Il mattino del 28 maggio 1974, la città di Brescia fu colpita da uno dei più sanguinosi attentati terroristici dell’epoca della strategia della tensione: la strage di piazza della Loggia. Poco dopo le 10, una bomba nascosta in un cestino posizionato sotto i portici della piazza deflagrò mentre era in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista, provocando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 102. L’attentato fu rivendicato da Ordine Nero, una misteriosa organizzazione terroristica fascista di cui non si conobbero mai componenti e mandanti, e ha dato linfa, nel corso degli anni, alle più svariate ricostruzioni, senza che tuttavia si giungesse a una verità condivisa.

Sono state tre le inchieste che hanno provato a far luce sulla strage, ma tutte hanno prodotto processi che si sono conclusi con una valanga di proscioglimenti e assoluzioni per mancanze di prove. La prima istruttoria portò alle condanne in primo grado di alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana come Ermanno Buzzi e Angelino Papa, assolvendo molti altri imputati; nel 1982 la Corte d’appello assolse tutti, tranne Ermanno Buzzi, nel frattempo strangolato in carcere da due ex compagni, Mario Tutti e Pierluigi Concutelli, probabilmente per impedirgli di fare nomi. Nel 1985 arriva anche la sentenza definitiva della Cassazione. Nel frattempo, nel 1984, era partita anche la seconda inchiesta, imputati i neofascisti Cesare Ferri, Alessandro Stepanoff e Sergio Latini; ma anche in questo caso, dopo tre processi e cinque anni, si arrivò ad assolvere (e risarcire) gli accusati.

L’ultima inchiesta è stata aperta nel 1993, che solo nel 2008 porta al rinvio a giudizio di numerosi personaggi legati a Ordine Nuovo e già coinvolti nell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana: Delfo Zorzi (oggi si chiama Hagen Roi e fa l’imprenditore in Giappone), Pino Rauti, Francesco Delfino (capitano del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia), Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Giovanni Maifredi. In primo grado tutti gli imputati sono stati assolti per il solito motivo, insufficienza di prove, e la Corte d’appello ha confermato il verdetto. Lo scorso febbraio, l’ultimo colpo di scena: la Cassazione annulla le sentenze di assoluzione di Maggi e Tramonte, confermando quelle di Zorzi e Delfino. A 40 anni di distanza i misteri non sono ancora finiti.

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