Una nuova inquietante ipotesi è emersa nel corso delle indagini sulla strage avvenuta nel tribunale di Milano lo scorso 9 aprile. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il responsabile della tragedia Claudio Giardiello non sarebbe entrato dall’ingresso secondario riservato agli avvocati, ai giudici e agli impiegati del palazzo di Giustizia come ritenuto in un primo tempo, bensì da quello principale. Non è finita qui.

Il Corriere della Sera sostiene che, secondo la nuova tesi investigativa che si sta prendendo in considerazione in queste ore riguardante la strage al tribunale di Milano, il metal detector presente all’ingresso principale suonò ma, nonostante ciò, Claudio Giardiello non sarebbe stato perquisito dagli addetti responsabili presenti in quel momento.

Si tratta di una ricostruzione ancora non confermata ufficialmente ma che lancia nuove ombre riguardo alle falle nella sicurezza del tribunale di Milano in cui è avvenuta la strage. Sarebbe almeno questa la nuova pista su cui sta indagando la Procura di Brescia.

L’imprenditore autore della strage che il 9 aprile scorso portò alla morte di tre persone e al ferimento di altre due, non sarebbe quindi entrato dall’ingresso di via Manara come si riteneva dalla visione delle telecamere interne al palazzo di Giustizia. Da altre immagini, dei fotogrammi di scarsa qualità, l’omicida sarebbe invece entrato dall’ingresso principale posto in via San Barnada.

Come racconta la ricostruzione del Corriere della Sera, prima di Claudio Giardiello una persona passa attraverso il metal detector, questo si illumina e così le guardie del tribunale effettuano un controllo con lo scanner manuale. Dopodiché tocca a Giardiello, che passa pure lui attraverso il metal detector che anche questa volta si accende. In questo caso le guardie all’ingresso del palazzo di Giustizia non avrebbero però effettuato il controllo con lo scanner manuale e anzi avrebbero fatto cenno all’uomo di poter passare. Dopo Giardiello è il turno di una terza persona che fa suonare il metal detector e viene controllata.

Nella strage compiuta da Giardiello quel giorno morirono tre uomini: il giudice Ferdinando Ciampi, l’avvocato e testimone Lorenzo Claris Appiani e il suo ex socio Giorgio Erba.