Tornano a esplodere le bombe a Gaza. Dieci ordigni hanno colpito nella notte case e auto di vari membri del partito di al Fatah, il movimento del presidente palestinese Abu Mazen. Fra gli esponenti presi di mira dagli attentatori, tutti rimasti incolumi, figure di spicco come Abdullah el-Efranji, Faisal Abu Shahla, Abu Juda al-Nahhal e Jamal Obeid. Secondo al-Fatah, obiettivo di questi attacchi sarebbe impedire le celebrazioni indette in memoria di Arafat.

A seguito dell’accaduto il premier palestinese Rami Hamdalla ha quindi annulla l’incontro di domani con il neo eletto Alto rappresentante per la Politica estera europea Federica Mogherini. In mattinata, comunque, Mogherini ha incontrato il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman e durante il dibattito ha chiarito le intenzioni europee di aiutare ad arrivare a una situazione di compromesso che garantisca la sicurezza di Israele, ma che conceda alla Palestina il riconoscimento internazionale. “L’Ue ha un ruolo politico da giocare nella regione molto più forte che in passato – ha detto – c’è molto che possiamo fare a favore della sicurezza di Israele e della capacità di governo dell’Autorità nazionale palestinese“.

Un ordigno è esploso anche in una delle piazze dove la prossima settimana era prevista la cerimonia per il decimo anniversario della morte di Yasser Arafat, storico leader di Fatah, la prima ad essere celebrata nella Striscia dal 2007, quando il movimento islamico prese il potere. Per ora non ci sono state rivendicazioni degli attentati, ma l’incidente rischia di alimentare le tensioni fra Fatah e Hamas, che ha però reso la sua condanna agli attentati, definendoli  un atto criminale. Il movimento ha fatto inoltre sapere che le sue forze di sicurezza stanno svolgendo indagini per trovare i responsabili e fare giustizia. Dall’altra parte del muro, Israele, da quanto fanno sapere fonti delle forze armate, non è coinvolta nella vicenda.

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