Sono parole forti quelle che vengono riportate dal Corriere.it che ricostruisce l’interrogatorio del pm a uno dei carabinieri accusato dello stupro delle studentesse americane a Firenze lo scorso 7 settembre. “Soltanto quando mi ritrovai nell’androne, capii che si era realizzata un’occasione di sesso e così ci siamo comportati da maschietti” ha raccontato uno dei due alla pm. Secondo l’accusa, avrebbero abusato della loro condizione di ubriachezza, dopo averle accompagnate a casa. Poi lo stupro. Lui si è sempre difeso sostenendo che sarebbero state le studentesse a prendere l’iniziativa.

Queste ancora le parole del carabiniere, riportate dal Corriere.it:

Per me era una galanteria riaccompagnarle a casa nel mezzo della notte anche se non avremmo potuto accompagnare nessuno sull’auto di servizio. Avrei dovuto avvisare il comandante, ma non l’ho fatto. Ma si è sempre fatto così, perché magari per motivi di sicurezza le aggrediscono nel portone. Così ci siamo consultati, perché eravamo titubanti.

Secondo lui non erano ubriache:

Scendevano le scale tranquillamente mentre, quando uno è ubriaco, si vede.

L’altro, invece, si è difeso così:

Ho fatto tanti sacrifici per poi arrivare qua e adesso mi sento imputato di un reato che ho sempre schifato: le violenze sulle donne. Ho fatto degli errori, ho violato tutti i doveri, ma non sono un mostro [...] È stata lei a invitarmi a salire. Pensavo, nella mia testa, magari salgo poi scendo ci diamo un bacio e finisce là. Sapendo già di sbagliare. Sapevo che ero in servizio e questa cosa non doveva assolutamente accadere.