Una donna di Torino non riceverà alcun risarcimento in denaro in seguito alla rapina e alla violenza subite qualche tempo fa. Il motivo? L’indigenza economica dello stupratore ma anche un’interpretazione discrezionale di una direttiva UE da parte dei giudici che hanno esaminato il caso. A quanto pare, secondo i giudici, la donna non avrebbe fatto tutto ciò che andava fatto per cercare di ottenere il risarcimento direttamente dallo stupratore e quindi non avrebbe diritto a richiedere il medesimo risarcimento da parte dello Stato. La direttiva UE in questione prevede proprio che lo Stato si faccia carico del risarcimento qualora la vittima di stupro non possa essere pagata dallo stupratore.

La donna torinese, che venne rapinata e violentata nell’ottobre del 2011, ha visto sì condannare l’uomo (un quarantenne italiano) ma non ha ricevuto alcun risarcimento monetario e per colpa di un tecnicismo non lo riceverà neppure dallo Stato stando alla sentenza attuale. Il risarcimento da parte dello Stato è sì garantito in questi casi (stupratore indigente oppure non identificato) ma avrebbe dovuto essere la donna a dimostrare che l’indigenza dell’uomo le avrebbe dato automatico accesso al ristoro economico da parte statale.

Secondo i giudici quindi, aver subìto una violenza non sarebbe automaticamente diritto al rimborso da parte dello Stato. La vittima dovrebbe necessariamente dimostrare, in primis, che l’autore della violenza non sia economicamente in grado di far fronte al risarcimento in denaro.