È Pietro Costa, 32 anni, a testimoniare ieri in Procura in merito al caso del presunto stupro di Firenze: si tratta del secondo carabiniere, originario di Palermo, la cui relazione segue di alcuni giorni quella di Marco Camuffo, il capopattuglia che l’accompagnava nella sera del 6 settembre.

Il militare è arrivato nel primo pomeriggio della giornata di ieri, presentandosi davanti a Ornella Galetti, il pm che si occupa del caso.

Ancora una volta è stata ribadita la tesi della consensualità del rapporto, nonché l’ammissione delle proprie colpe in quanto ufficiale in servizio: “Ho fatto un errore, ma non ho violentato nessuno. Lei era d’accordo, anzi per dire tutta la verità, tutte e due erano d’accordo. Sono state loro a insistere per farci salire a casa”. Anche Costa ha confermato di non essersi accorto dello stato di obnubilamento della ragazza americana di origini peruviane, di 19 anni.

Si attendono le conferme degli accertamenti medici, ma sembra proprio che la giovane avesse assunto hashish e fosse intontita dall’alcol ingerito in grandi quantità. Rimangono da studiare le analisi sui tamponi, sul dna e sugli abiti della coppia, nonché sulle tracce biologiche trovati nel palazzo in cui risiedono le due, tra ascensore e androne.

È invece impossibile effettuare esami oggettivi sulle divise dei carabinieri, che sono state prelevate con grande ritardo, quando ormai era troppo tardi. Si pensava infatti inizialmente che il racconto delle statunitensi fosse poco attendibile, ipotesi rivelata falsa.

Sicuramente i due carabinieri rischiano con una certa sicurezza la radiazione dall’Arma: il comportamento dei due, stupro a parte, è stato infatti improntato a fini “diversi da quelli istituzionali, e non consentiti”: I due hanno fatto salire sull’auto di servizio due civili non autorizzate, hanno violato ambiti di competenze di altri polizie, e non hanno informato il comando di quanto stava avvenendo, contrariamente alla procedura.

Nel frattempo Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha commentato la vicenda affermando che “sono state commesse cose gravissime, contro le regole e contro l’etica dei carabinieri. Non posso anticipare l’esito della commissione interna: il primo atto è stata la sospensione, ma penso si debba andare oltre”.

Una delle due ragazze è già tornata negli Stati Uniti, mentre l’altra, con passaporto anche italiano, è stata raggiunta dai genitori, in precedenza bloccati dalle conseguenze dell’uragano Irma.