Destano scalpore le dichiarazioni rese dal padre dei due fratelli marocchini, entrambi minorenni, arrestati nel caso del duplice stupro di Rimini. L’uomo è infatti il protagonista di un filmato mandato in onda durante la trasmissione Matrix di Canale 5 andata in onda ieri sera.

Il genitore, di 51 anni e agli arresti domiciliari, ha infatti affermato di prevedere che i figli usciranno al massimo tra due o tre anni di carcere: “Poi usciranno puliti, si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli”.

L’uomo ha ricordato le vittime dello stupro e dell’aggressione con dispiacere, ma è sembrato più interessato a immaginare un futuro sereno per i ragazzi: “Mi dispiace per quella ragazza polacca, ma i miei figli non avranno più certe compagnie, avranno capito quello che è successo e si comporteranno bene”.

Immediato il commento del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, il quale con sdegno e preoccupazione ha affermato che “quelle frasi, oltre a mettere in rilievo un preoccupante contesto famigliare, culturale, morale, sono inaccettabili innanzitutto per le tre persone oggetto di violenza bestiale e quindi per la comunità riminese, anch’essa in qualche modo costretta nella parte di vittima davanti ai fatti di quella notte agghiacciante”.

Il primo cittadino ha prospettato un futuro del tutto diverso rispetto a quello immaginato dal genitore dei due fratelli di 17 e 15 anni, e ha confidato di attendersi pene esemplari: “Un fatto del genere non ‘capita’, non si risolve con un paio d’anni di soggiorno in carcere e poi si esce e si torna a fare la propria vita. Da un punto di vista morale tutto questo deve lasciare un segno profondo, non solo purtroppo nelle vittime ma soprattutto nei disumani carnefici, qualunque sia la loro età anagrafica. Da un punto di vista giuridico, questi accadimenti determinano responsabilità precise, rigorose, ferme che non possono e non devono risolversi in 24 o 36 mesi lontani da casa”.

Ribadita anche la volontà del Comune di costituirsi parte civile in sede di processo, durante il quale chiederà la pena massima senza attenuanti di sorta, in base alla ferocia dimostrata dai quattro aggressori.