Si proclama innocente Guerlin Butungu, il ventenne congolese richiedente asilo che è stato arrestato con l’accusa di essere il capobranco del gruppo di quattro persone autori dell’aggressione e del doppio stupro di Rimini avvenuti nella notte del 25 agosto.

Io non c’entro niente, sono evangelico e io le donne non le tocco”: così si sarebbe difeso il ragazzo quando gli investigatori sono arrivati ad arrestarlo. Ma su di lui i sospetti sono forti, quasi adamantini.

Butungu è arrivato a Lampedusa nel 2015, e fino al 2018 può vantare regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ad accusarlo i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni che lo descrivono come il leader del gruppo autore di molti altri reati: “Era lui a comandare, organizzava i colpi, noi eravamo come i suoi cani”.

I due si sono costituiti dopo aver visto le immagini delle telecamere di sicurezza in cui venivano ripresi alla spalle. Si sono detti spaventati, ma ora minimizzano le proprie responsabilità: “Avevamo bevuto diverse birre, io tenevo la donna ma era lui a fare il resto”.

La testimonianza della turista polacca e della donna peruviana aggredite, però, parla chiaro. Entrambe parlano di stupro collettivo e la pm Marzocchi che si occupa del caso ha descritto quanto avvenuto come “turpi, violenti e ripetuti atti di violenza di gruppo aggravata, oltre che lesioni e rapina

A inchiodare Butungu, che al momento non ha fissa dimora e vive presso una casa famiglia, ci sarebbe l’orologio Casio trovato in un borsone, con tutta probabilità sottratto ai due turisti polacchi. Il ragazzo ha per la fedina penale pulita, e anche tutte le immagini sui social media che lo vedono protagonista raccontano di uno stile di vita e di una fede religiosa molto lontani dalla ferocia del terribile gesto.

Secondo Butungu le accuse dei due fratelli e dell’amico nigeriano sarebbero assurde, per quanto non si spieghi il suo tentativo di fuga: “I tre li conosco bene. Siamo amici, quella sera abbiamo bevuto, fumato e siamo andati un po’ in giro. E poi siamo tornati a casa”. Il questore Maurizio Improta parla ormai di “partita vinta” ai supplementari, e per il congolese parrebbe non esserci spazio per altri tentativi di difesa.