Un giudice canadese, Robin Camp, rischia la radiazione a causa delle parole rivolte a una giovane donna nel corso di un processo per stupro ai danni di lei. I fatti risalgono al dicembre 2011, quando la vittima, un’allora 19enne senza fissa dimora, era stata costretta a un rapporto sessuale da Alexander Scott Wagar durante una festa privata a casa di alcuni amici. Nel corso di un’udienza il magistrato rivolse alla donna domande come: “Se avevi davvero paura dell’imputato, perché non hai urlato? Perché non hai chiuso le gambe? Perché non hai provato a evitare la penetrazione appoggiando il tuo sedere al lavabo?“. E ancora: “Non sapevi di essere ubriaca? Non era tuo dovere stare attenta?“. E quando la ragazza aveva ribattuto che l’esperienza era stata fisicamente dolorosa, il giudice arrivò ad affermare che “sesso e dolore qualche volta vanno di pari passo, non è necessariamente una cosa brutta“. Un’incredibile presa di posizione che potrebbe essere riassunta nell’assurdo principio veteromaschilista secondo cui, in fondo, la donna violentata non è mai così dispiaciuta di quanto le stia accadendo – un pensiero inaccettabile quando espresso da un uomo qualunque, che diventa criminoso quando a farlo è un uomo di legge.

Il processo contro Wagar, nient’affatto a sorpresa, si risolse nell’assoluzione dell’imputato. Ma ora, in seguito al ricorso presentato da quattro docenti di Giurisprudenza dell’università di Dalhousie e di Calgary, Elaine Craig, Jocelyn Downie, Jennifer Koshan and Alice Woolley, la Corte d’Appello dell’Alberta ha deciso di riaprire il caso, mentre la Corte Federale ha deciso di sospendere il giudice Camp da qualunque procedimento che abbia a che fare con la violenza sessuale o di genere. Il sospetto, per citare le quattro professoresse, è che Robin Camp sia un uomo che “minimizza, se non disprezza”, le leggi in materia di violenza sessuale.

Il giudice ha provato a far ammenda, chiedendo scusa alle donne e dichiarando di essersi iscritto a un corso sulla violenza di genere. Ma la retromarcia appare in odore di opportunismo e di sicuro quantomai tardiva. L’equivalente canadese del Consiglio Superiore della Magistratura sta analizzando le carte e Robin Camp rischia la rimozione dall’incarico (sarebbe solo il terzo caso in Canada negli ultimi 40 anni).