Io non c’ero. Non ero al suo funerale. Non ho mai avuto un buon rapporto con la morte e mentendo a me stesso mi sono detto che facevo bene a volare via per lavoro. Ero da un’altra parte quando tante persone hanno dato l’ultimo saluto a Marco Zamperini. Non c’ero. Ma grazie a tante persone io ero lì.

Non so bene perché sto scrivendo questo post, ma so che devo farlo perché lo porto dentro da due giorni. Ero lì grazie ai tantissimi tweet che ho potuto leggere, grazie alle parole delle persone che lo hanno conosciuto. Grazie alla lettera aperta di Paola, che abbraccio simbolicamente da lontano per lo strano rispetto che porto da sempre nei confronti del dolore. E grazie alle parole di quelle persone che lo conoscevano solo perché lo seguivano su internet.

Scrivo questo post per ringraziarli tutti. Per ringraziarvi tutti. Se state leggendo, fate parte di un popolo che vive anche qui. Su internet. Siamo una famiglia, magari un po’ sgangerata, ma pur sempre una famiglia. Spesso qualcuno si alza in piedi e urla contro questo strumento. Ne parla male, lo sporca con accuse random. Ma la morte dello Zampe mi ha fatto capire che questo posto è davvero una grande famiglia. Ci ha lasciato uno di noi, uno che è un amico anche se non lo abbiamo mai incontrato.

Credo che lui sia felice di tutto questo. Almeno lo spero. Zampe era sempre entusiasta di tutto. Guardava ogni cosa come fanno i bambini. Ti coinvolgeva. Tanti anni fa attaccò un suo adesivo sulla mia telecamera. “Adesso che hai il prestigio puoi intervistare chiunque”. Ti motivava. E lo faceva ridendo. Vorrei scrivere un sacco di cose, ma voglio ricordare un incontro. A un evento. Era appena uscito l’iPad e lui lo aveva già tra le mani. E’ venuto verso di me con il suo sorriso e me lo ha dato in mano. Subito. Io lo guardavo perplesso. “Prova, guarda che figata”. Abbiamo smanettato insieme per un po’. Ricordo l’app della Marvel. L’ha aperta per farmi vedere quanto era bello sfogliare un fumetto su un tablet. Lui era fatto così. Insegnava facendo provare le cose, poi lasciava a te il giudizio. Era trasparente.

Ecco, io penso che una persona così non possa morire. Può andare via, ma morire no. Io so solo che non incontrerò più lo Zampe. Lui è solo andato via. E’ partito. Perchè su internet la morte è solo un account Twitter (@TristeMietitore). L’ho scritto martedì mattina su Fb perché ci credo veramente. Una persona così, qui, non può morire. Non può.

Silvio De Rossi su @Twitter e @Facebook

p.s.
Mi permetto di sensibilizzarvi in merito alla raccolta fondi per le figlie Blanca e Rebecca. Sarebbe un bel gesto.