Il caso di Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, ha nuovamente aperto il dibattito sulla necessità di una legge finalmente regolamenti in Italia questioni come il suicidio assistito, il testamento biologico e l’eutanasia.

Si tratta di argomenti di cui non si parla se non a fatti compiuti, in casi di emergenza, o all’emersione di appelli di malati terminali o gravissimi che chiedono di essere aiutati a morire.

Ecco perché sugli stessi termini vi sono fraintendimenti e sovrapposizione improprie, quando vengono indicati atti molto differenti, tra l’altro legali o sanzionati in modi diversi nei vari Stati europei e non.

Suicidio assistito, Dat ed eutanasia

Innanzitutto con il termine eutanasia – dal greco “buona, dolce morte” – si indica il cosiddetto suicidio attivo, con l’intervento diretto del medico tramite iniezione locale, su richiesta del paziente. In genere le motivazioni del morituro vengono valutate molto attentamente e la domanda esaudita solo se la malattia viene giudicata cagionante sofferenze gravi, inguaribile o conducente alla morte in tempi non lunghi.

Il suicidio assistito invece non prevede l’intervento diretto del medico, il quale fornisce al paziente il mix di farmaci letali tramite prescrizione o rendendo disponibile uno strumento atto all’iniezione della sostanza (nel caso di paziente immobilizzati).

La DatDisposizione anticipata di trattamento, anche conosciute come testamento biologico – sono invece dei documenti che un soggetto redige nella condizione di intendere e di volere. Vengono indicate le sue volontà in merito alle terapie che è disposto ad accettare nel caso in cui non potesse più esprimere tale opinione in modo chiaro, riguardanti nutrizione, idratazione e sostentamento secondo differenti casistiche di malattie, traumi e sindromi. In Italia la Camera si è impegnata ad aprire il 6 marzo la discussione relativa al ddl sulla Dat, mentre per le altre due formule non esistono ancora passi legali.

Suicidio assistito: dove è legale

In Europa suicidio assistito ed eutanasia sono legali in Olanda (dal 2001), Belgio (dal 2002, includente anche i minori), Lussemburgo (dal 2009), Svizzera (2010, aperta anche a stranieri), e Svezia (dal 2010, ma solo in termini passivi di interruzione del trattamento medico). In Spagna invece non è ammessa l’eutanasia attiva, mentre in Francia è ammessa solo in parte quella passiva, così come in Germania, dove però anche quello attivo è permesso se è manifesta la volontà del paziente. Infine in Gran Bretagna sono bloccate entrambe.

Suicidio assistito: quanto costa morire

Per quanto riguarda i costi sono noti quelli delle strutture svizzere che si occupano del suicidio assistito, le uniche peraltro alle quali è permesso accettare pazienti stranieri. L’accesso alla pratica è solitamente mediato dalle associazione che si occupano di accompagnare i pazienti che decidono di morire, come Dignitas, che si premura di seguire sia dal punto di vista medico che psicologico i propri soci. In tutto, inclusivo di spostamenti e spese extra varie, si parla di circa 10mila euro.