Ci sono novità sul sequestro di Silvia, la giovane volontaria italiana rapita in Kenya. A parlare, adesso, è il comandante della polizia di Kilifi, Fred Ochieng, secondo cui “i droni possono individuare una luce nella boscaglia più fitta”:

Abbiamo capito che sono nervosi e che stanno facendo molti errori.

Si tratterebbe di una banda, e non tanto di professionisti, che adesso non sarebbe bene cosa fare e, proprio per questo motivo, sarebbe “ancora più pericolosa”. Ultimo ritrovamento sono state le treccine della giovane italiana, a trovarlo è stato un cacciatore che sta aiutando la Polizia. Sarebbero delle extension afro che la ragazza si sarebbe fatta applicare la domenica prima di essere sequestrata.  Ad aiutare nelle ricerche anche i pastori.

E non ci sarebbe nemmeno una richiesta di riscatto come confermato dal comandante della contea di Kilifi:

Non ci hanno fatto una richiesta di riscatto perché non hanno ancora un nascondiglio sicuro. E più passa il tempo, più è difficile.

Il governatore di Garsen, intanto, ha chiesto di “trattare l’italiana con umanità”:

È gente improvvisata. Non hanno bruciato le moto usate per il sequestro. Hanno dimenticato nel bosco i resti del cibo. Uno di loro, Ibrahim Adan Omar, l’abbiamo intercettato mentre telefonava al fratello. Un altro, Said Adan Abdi, mentre parlava con moglie e suocero. Sappiamo che strada hanno fatto, in che zona si nascondono, che volevano scappare in Somalia.

Silvia avrebbe percorso tratti in moto, altri a piedi, altri ancora sul dorso di un asino. Sabato, intanto, ci sarà un vertice con tutti i comandanti regionale e con un’inviata dalla Farnesina. Domenica, invece, c’è stato un sopralluogo degli investigatori italiani arrivati in Kenya. “La nostra priorità è la sicurezza di Silvia” ha concluso un ufficiale che sta facendo di tutto per riconsegnare all’Italia la volontaria e per assicurare alla giustizia i suoi rapitori.