Il sesso dei genitori non conta perché ai bambini serve soltanto un amore maturo e stabile per crescere bene. A dichiararlo, in una lunga intervista concessa al quotidiano La Repubblica, è la teologa femminista suor Teresa Forcades, che ha espresso il suo parere sulle adozioni gay e sulle unioni civili.

Secondo la religiosa, che si è presa una pausa dalla clausura, i cattolici non devono aver alcun timore del riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso. Essere contro le unioni civili equivale infatti ad avere paura delle differenze. Suor Teresa Forcades sottolinea che l’unione civile può essere seria quanto un matrimonio religioso: a fare la differenza nella stabilità di un legame affettivo è l’impegno dei partner.

Suor Teresa Forcades: l’amore è sempre un sacramento di Dio

Per la suora benedettina l’amore è sempre un sacramento di Dio, anche quando si manifesta tra persone dello stesso sesso. In un mondo dominato dall’utilitarismo e dalla superficialità la teologa vede di buon grado il desiderio dei gay di impegnarsi in una relazione stabile, fondando una famiglia. La suora non vede alcuna controindicazione nel far crescere un bambino da una coppia gay. Suor Teresa Forcades ricorda che nel Medioevo tanti bambini furono cresciuti nei monasteri da sole donne o da soli uomini senza riportare traumi, anzi alcuni divennero persino santi.

Per suor Forcades i bambini devono crescere insieme a persone mature e responsabili, capaci di anteporre il bene dei figli all’egoismo, di educarli e di aiutarli a crescere. Suor Teresa Forcades è invece contraria alla maternità surrogata perché causa traumi alla madre e al bambino. Inoltre la pratica dell’utero in affitto mette molte donne in condizioni economiche disagiate nelle condizioni di vendere la propria maternità per riuscire a sopravvivere. La religiosa definisce la pratica crudele e la paragona a un abuso di potere.

La teologa è favorevole invece all’aborto, all’autodeterminazione della donna e all’eutanasia. La religiosa rivela di essere stata più volte vittima della censura per via delle sue idee femministe e a favore delle unioni civili.