E chi l’avrebbe mai detto che anche le suore di clausura potessero usare i social network per dialogare, per comunicare con l’esterno. Ebbene, il Vaticano ha dato il via libera all’uso dei social con “sobrietà e discrezione” al fine di non “svuotare il silenzio contemplativo” riempiendolo di “rumori, notizie e parole”. Non è la prima volta che le suore di clausura utilizzano i social: basti pensare al monastero di Santa Clara di Oristano, in Sardegna, che ha scelto di condividere il lavoro della propria comunità o, come in molti ricorderanno, basti pensare al botta e risposta tra Luciana Littizzetto (“Mi ha fatto troppo ridere: non si capiva se queste suore fossero tutte attorno al Papa perché non avevano mai visto un Papa o non avevano mai visto un uomo”) e le clarisse cappuccine di Napoli che avevano risposto alla comica via Facebook (“Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?”).

L’uso dei mezzi di comunicazione, dunque, è consentito “per motivo di informazione, formazione o lavoro con prudente discernimento, ad utilità comune”. Nel 2016 era intervenuto anche il Pontefice che aveva chiesto un utilizzo prudente dei social. La scelta di fare una vita di clausura è ormai cosa rara nonostante le 37.970 suore di clausura nel mondo come confermato da monsignor Josè Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.