Il legame tra il surriscaldamento globale, in particolare negli Stati Uniti, e l’azione dell’uomo è al centro di uno studio federale commissionato a 13 agenzie, che però potrebbe non riscontrare il favore dell’amministrazione Trump.

A impensierire potenzialmente il presidente sarebbe la diretta correlazione tra le emissioni e il cambiamento climatico, come rileva il New York Times, che ha ottenuto una copia del rapporto proprio in previsioni di una possibile “censura” del tycoon.

Trump, come si ricorderà, ha infatti adottato negli ultimi tempi una linea secondo la quale la questione del surriscaldamento globale deve essere minimizzata, come ha dimostrato la sua scelta di negare la sua adesione al Trattato Cop21 di Parigi sui cambiamenti climatici, approvata dal suo predecessore Barak Obama.

La relazione fa parte del National Climate Assessment che il Congresso richiede ogni quattro anni: la conclusione cui arrivano gli scienziati che hanno studiato la questione è che l’aumento delle temperature medie negli ultimi 60 anni deve essere attribuito principalmente all’azione dell’uomo.

In totale l’innalzamento del termometro tra il 1880 e il 2015 è stato di 0,9 gradi centigradi, con un deciso incremento negli ultimi 35 anni e l’emergenza sotto gli occhi di tutti.

Nel rapporto si legge che evidenze fattuali dimostrano come “le attività umane, in particolare le emissioni di gas serra, sono le responsabili dirette dei cambiamenti climatici registrati nell’era industriale. Non esistono altre spiegazioni alternative, non siamo davanti a cicli naturali che possano spiegare questi cambiamenti climatici“.

Contestualmente alla possibile censura di Donald Trump, si teme che le ricerche in questo campo possano essere frenate: non a caso il nuovo direttore dell’Environmental Protection Agency, Scott Pruitt, è da sempre conosciuto come un avversario della teoria del climate change.