Con il verbo sverlare (deriv. di verla) si intende l’ emissione del verso caratteristico dell’ averla, uccello passeriformi della famiglia Laniidae. Per estensione, con il termine si può tuttavia intendere anche l’ emissione di un verso simile a quello dell’ averla, seppur appartenente ad altri uccelli, oppure il cantare generico degli uccellini (es. “un uccellino vero, uno che sverli / e mi consoli della mia vecchiaia” G. Pascoli). Con il nome verla (o averla) si ci si riferisce quindi ad un genere di uccelli passeriformi, comprendente numerose specie, tra cui l’ averla bruna (Lanius cristatus), l’ averla piccola (Lanius collurio), l’ averla codirossa (Lanius phoenicuroides), l’ averla dalla coda lunga (Lanius schach), l’ averla cenerina (Lanius minor), l’ averla stolida (Lanius ludovicianus) e l’ averla grande o maggiore (Lanius excubitor). Si tratta di uccelli carnivori, di dimensioni variabili e caratterizzati da becco potente e fortemente uncinato. Questi si nutrono generalmente di insetti, piccoli di uccelli, mammiferi, anfibi e rettili e sono soliti infilzare le prede su spine o rami, per tornare a consumare il pasto in un secondo momento. Un tempo molto diffuse anche sul territorio italiano, oggi le averle sono sempre più rare a causa della distruzione del loro habitat naturale. Seppur meno facile da udire, il verso dell’ averla è simile ad lungo trillo, non particolarmente acuto e quindi non semplice da distinguere in mezzo al canto di cicale e altri insetti tipici delle nostre campagne.