Con il verbo svezzare (derivato di vezzo, con l’ aggiunta del prefisso s-; composto parasintetico del latino vitium = ‘vizio’, ‘difetto’) si intende propriamente l’ atto di far perdere un vezzo, un vizio o un’ abitudine; disabituare qualcuno da qualcosa (es. svezzare qualcuno da vizio del fumo). Nello specifico, nell’ uso famigliare, il termine viene spesso riferito al periodo di graduale passaggio da un’ alimentazione esclusivamente a base di latte (materno o meno), ad una più varia e diversificata, notoriamente conosciuto come ‘periodo di svezzamento’. Si tratta di una fase molto importante per lo sviluppo e la crescita del bambino, che solitamente coincide con il 6/8 mese di vita e durante la quale si iniziano ad introdurre progressivamente cibi semi-solidi e solidi, più simili a quelli su cui è basata l’ alimentazione adulta. In questo caso, l’ atto di svezzare, o divezzare, inteso come perdita di un vizio, consiste quindi nel disabituare il bambino dal nutrirsi di solo latte. I suoi fabbisogni nutritivi cambiano infatti con il tempo e, anche se inizialmente manifesterà avversione verso nuovi sapori e consistenze, il passaggio ad un’ alimentazione più varia rappresenta certamente la scelta migliore. Similmente, si può cercare di svezzare qualcuno dal vizio di mangiarsi le unghie, ad esempio, o dal vizio dell’ alcol, del gioco, dell’ ozio e così via.

Sinonimi del termine possono essere considerati: disabituare, disavvezzare, divezzare, disassuefare, correggere, slattare e spoppare.