I cittadini del Canton Ticino, in Svizzera, hanno votato per un referendum il cui esito ha stabilito che vengano posti dei limiti ai lavoratori frontalieri, ossia a quei lavoratori che tutti i giorni si recano nel Paese per lavorare, compresi migliaia di italiani. Ad aver votato per il referendum nato dall’iniziativa Prima i nostri e promosso dall’Udc (con il sostegno della Lega dei Ticinesi) è stato il 45 per cento degli aventi diritto: il sì (e quindi il fatto che vengano posti limiti ai frontalieri) è stato appoggiato dal 58 per cento mentre il no dal 39,7 per cento.

Oltre a porre un limite ai frontalieri, il Canton Ticino chiede dunque alla Svizzera che nel mercato del lavoro, a parità di qualifiche professionali, venga favorito chi vive sul territorio. Precedenza agli svizzeri oppure agli stranieri domiciliati nel Paese dunque, questo chiederebbero in sintesi nel Canton Ticino.

Al momento, però, il referendum contro i lavoratori frontalieri vale poco all’attacco concreto. Per avere un qualche effetto (l’iniziativa à al Consiglio di Stato il preciso mandato di mettere in atto tutte le misure concrete per respingere la pressione al ribasso sui salari, evitare la sostituzione sistematica dei lavoratori residenti e assicurare che i ticinesi abbiano la precedenza nel mercato del lavoro) dovrebbe essere tramutato in legge da parte del Consiglio Federale e del Parlamento svizzero.