La Svizzera blinda il confine con l’Italia: confermata la chiusura sperimentale per sei mesi di tre valichi durante le ore notturne, quelli di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga dislocati tra le province di Como e Varese.

La Farnesina ha scelto di passare al contrattacco convocando l’ambasciatore della Confederazione svizzera Giancarlo Kessler, anche in seguito alle motivazioni addotte, nelle quali si è parlato di presunte ragioni di sicurezza.

L’avvenuta chiusura notturna dei valichi avrebbe infatti come obiettivo l’arginamento dell’ondata di crimini che viene attribuita ai transfrontalieri.

Kessler tuttavia ha affermato che “si tratta di una chiusura temporanea, che andrà presto rivista nel quadro di un ulteriore miglioramento della collaborazione fra forze di sicurezza, alla luce dell’accordo vigente fra le polizie dei due Paesi”.

L’Italia però ha voluto ricordare l’esistenza di altri motivi di attrito con la Svizzera. In una nota della Farnesina, si legge che “è stata nuovamente ribadita la richiesta di pervenire nel più breve tempo possibile al superamento delle procedure di controllo del casellario giudiziario, che si applicano nei confronti dei soli lavoratori transfrontalieri italiani. Come riconosciuto da parte svizzera, esse rappresentano una violazione dell’accordo sulla libera circolazione”.

Sono poi una ventina i sindaci delle zone interessate al confine tra Lombardia e Svizzera che hanno protestato, schierandosi sul valico indossando il tricolore. Il Canton Ticino aveva già detto no ai transfrontalieri e ora si rischia una nuova crisi diplomatica.

Il Consiglio regionale ha invece approvato una mozione contro la scelta fatta dalle autorità elvetiche. Alessandro Alfieri, firmatario dell’atto, ha spiegato trattarsi di una decisione che mina i rapporti di collaborazione tra i due Stati: “Non è l’unico provvedimento preso in maniera unilaterale da parte della Confederazione elvetica negli ultimi anni. Ecco perché il Consiglio regionale deve prendere posizione in maniera chiara, al fine di ripristinare procedure condivise fra i due Paesi. Abbiamo tutto l’interesse a confermare un clima di collaborazione tra i due Stati e in particolare tra organismi giudiziari, forze dell’ordine e amministrazioni comunali di confine, per migliorare il presidio del territorio e la sicurezza delle comunità locali. Le decisioni non prese in maniera condivisa non aiutano a cogliere questi obiettivi”.