Sabato sera di sangue in Svizzera, dove un uomo di 36 anni, Semun A., di origine turca, ha sterminato parte della sua famiglia a colpi di pistola, prima di rivolgere l’arma contro se stesso e suicidarsi. I fatti sono avvenuti a Wurenlingen, paesino di 4000 abitanti a pochi chilometri a nord-ovest di Zurigo. Oltre all’omicida-suicida, nella carneficina sono decedute altre quattro persone: i due suoceri del killer, il cognato e un vicino di casa. Al momento non si conoscono ancora le motivazioni che hanno spinto l’uomo a tale irreparabile gesto, ma gli inquirenti hanno almeno escluso la pista terroristica, che invece era stata presa in considerazione in un primo momento. L’ipotesi più probabile, comunque, resta quella della pista passionale.

Secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe stata una violenta lite familiare, com’è stato riferito dai vicini, che sarebbe quindi culminata in una sparatoria: il killer, un pregiudicato, avrebbe in un primo momento freddato i due suoceri, di 58 e 53 anni, e il cognato di 32. Poi, mentre stava recandosi verso la sua auto, presumibilmente per fuggire, è stato raggiunto da un vicino di casa delle vittime, probabilmente accorso sul luogo per verificare cosa stesse accadendo, e ha ucciso anche lui. Poi si è suicidato. Non è dato sapere se l’omicida e quest’ultima vittima si conoscessero, anche se è probabile che si tratti di un’uccisione collaterale.

Il killer si era da tempo separato dalla moglie, a cui era stato concesso l’affidamento dei tre figli. La donna e i bambini vivono nel cantone di Schwitz e non si trovavano in casa dei genitori al momento della strage. Come racconta il quotidiano elvetico Blick, l’uomo era già noto alle forze dell’ordine: nel 2007 era finito sotto processo per aggressione, nel 2012 per minacce, mentre nel 2015 la polizia aveva perquisito la sua abitazione in cerca di armi. Non solo. Sempre secondo Blick, i vicini di casa di Semun A. avrebbero dichiarato di essere stati “spaventati da lui”, che in più occasioni li aveva minacciati. Soprattutto le donne, alle quali l’uomo avrebbe spesso rivolto frasi del tipo: “Sporca svizzera, ti prenderò”. Secondo il fratello, Semun A. era in cura perché afflitto da attacchi di paranoia.