Con 332 voti favorevoli e 104 contrari (Lega, M5S e Fratelli d’Italia), la Camera ha definitivamente approvato il cosiddetto svuota carceri, il ddl sulle misure alternative al carcere e di riforma del sistema sanzionatorio che ora è diventato legge; legge che, tra le altre cose, abroga il reato di clandestinità introdotto dal Pacchetto Sicurezza Maroni nel 2009 (anche se permane la punibilità in caso di recidiva in seguito a un provvedimento di espulsione), e concederà al governo una delega per la depenalizzazione di numerosi reati, compreso quello relativo alla coltivazione di marijuana.

La riforma del sistema sanzionatorio, che si fonda di fatto sull’esigenza di risolvere la vergogna italiana dell’emergenza-carceri, ha introdotto altre importanti novità in materia di depenalizzazione e misure alternative alla galera. In primo luogo, per tutti i reati che prevedono pene massime fino ai 3 anni, gli arresti domiciliari diventano la pena principale da adottare in luogo del carcere (dai 3 ai 5 anni decide il giudice). In secondo luogo, per i reati per i quali è prevista la detenzione domiciliare, il giudice può decidere di abbinare anche la sanzione del lavoro di pubblica utilità non retribuito. Ancora: i braccialetti elettronici diventano la regola e non più l’eccezione. La contumacia viene del tutto eliminata (ovvero, l’imputato non potrà essere processato in sua assenza), anche se durante l’irreperibilità viene sospesa la prescrizione. Infine, viene introdotto l’istituto della Probation: per pene fino ai 4 anni, l’imputato può richiedere la sospensione del processo con messa alla prova. Di fatto, potrà evitare il processo penale accettando misure riparatorie o risarcitorie, subordinate all’accettazione del lavoro di pubblica utilità.