Non ha ancora estinto la sua forza il terremoto sollevato dalla pubblicazione della lista Falciani, contenente i nomi di circa 106 mila correntisti dell’istituto di credito HSBC Private Bank, con sede a Ginevra. L’autore della lista, l’ingegnere italo-francese Hervé Daniel Marcel Falciani, in una recente intervista concessa a Il Sole 24 ORE, ha affermato che lo scandalo SwissLeaks potrebbe presto riservare altri colpi di scena:

Non è finita qui. Abbiamo le prove di nuovi scandali. Altre banche saranno coinvolte.

Falciani, ex dipendente della HSBC che dal 2009 collabora con diverse nazioni, fornendo informazioni sui presunti evasori con conti in Svizzera, ha dichiarato a Il Sole 24 ORE di aver lanciato una piattaforma internazionale per raccogliere ulteriori testimonianze. Grazie a questo strumento, ribattezzato PILA, Plateforme internationale de protection des lanceurs d’alerte, sarebbero già pervenute denunce di altri scandali che coinvolgerebbero diverse banche. Falciani ha dichiarato che presto verranno fatti nuovi nomi.

L’informatore ha inoltre annunciato di aver stretto delle collaborazioni importanti con i sindacati francesi, con le autorità belga e con diversi Paesi africani, per far crollare il sistema industriale che opererebbe all’interno delle grandi banche, favorendo un’evasione fiscale difficile da smascherare perché fuori da ogni regola. Il prossimo obiettivo di Falciani è prendere contatto con il governo di Alexīs Tsipras, coinvolgendo la Grecia nella lotta all’evasione fiscale in Europa.

Grazie alle informazioni fornite da Falciani, diversi Paesi hanno già potuto recuperare parte del denaro evaso, facendo luce su quella che l’economista Thomas Piketty ha ribattezzato opacità finanziaria. Nel 2010 le autorità inglesi hanno rilevato irregolarità in 3.600 dei 5 mila nomi di contribuenti britannici presenti sulla lista. Dalla regolarizzazione della loro posizione fiscale, il Regno Unito ha recuperato 135 milioni di euro. La Spagna ha invece recuperato 220 milioni di euro, mentre la Francia ha fatto rientrare nelle casse dello Stato 118 milioni di euro.

In Italia diverse personalità di spicco, indagate per frode fiscale dopo la diffusione della lista alle autorità, hanno presentato ricorso, contestando l’utilizzo di dati provenienti dalla violazione del segreto bancario nelle dispute fiscali.