Le rivelazioni di Hervé Falciani, nell’ambito dello scandalo Swissleaks, si fanno sempre più scottanti. L’ingegnere italo-francese, dopo aver annunciato l’imminente scoppio di nuovi scandali che coinvolgeranno altri vip e diverse banche, ha svelato che la lista Falciani fu utilizzata per esercitare delle pressioni politiche a livello internazionale.

L’informatore descrive l’episodio nel libro “La cassaforte degli evasori”, scritto insieme al giornalista de Il Sole 24 ORE Angelo Mincuzzi. Falciani racconta che tra i nomi dei 106 mila correntisti della HSBC Private Bank, presenti nella lista, figurava anche quello della madre dell’ex primo ministro greco George Papandreou. La donna possedeva un conto nell’istituto bancario svizzero in cui erano depositati circa 500 milioni di euro.

Falciani sostiene che queste informazioni, entrate in possesso del Governo francese, furono impiegate per imporre politiche di austerity alla Grecia:

Nel 2011 la guida delle negoziazioni con la Troika per il salvataggio della Grecia fu affidata a Sarkozy, che aveva quella lista e, conoscendone i nomi, poteva fare pressione su Papandreou.

Secondo Falciani non è un caso che, mentre in altri Paesi europei la lista dei presunti evasori con conti in Svizzera servì a recuperare soldi evasi, in Grecia quell’elenco non venne mai diffuso:

La lista della HSBC, scrive Falciani, fu usata come arma di ricatto e merce di scambio. In Grecia l’elenco scomparve. In Grecia, come altrove, non è mai stata avviata formalmente alcuna indagine.

Le rivelazioni di Falciani sono destinate a far scoppiare una bomba, alla vigilia della riunione dei vertici UE che dovrà decidere il destino della Grecia, dopo le richieste di allentare le misure di austerity avanzate dal primo ministro greco Alexis Tsipras. Se le severe politiche imposte dalla Troika alla Grecia fossero davvero frutto di un così bieco ricatto, le posizioni di Tsipras, già in aperto contrasto con l’UE, potrebbero farsi ancora più ostili.

Secondo Falciani, il Governo greco non fu l’unico a subire ricatti a causa della lista. Anche negli Stati Uniti, infatti, il documento fu utilizzato per esercitare delle pressioni su alcuni correntisti di spicco nominati nell’elenco.