Prenderanno il via mercoledì 10 settembre gli incontri tra Matteo Renzi con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e i singoli ministeri per realizzare l’annunciato taglio del 3% delle relative spese. Ieri sera a Palazzo Chigi si è tenuta una riunione preparatoria al quale hanno partecipato, assieme a Padoan e il premier (foto by InfoPhoto), il ministro dell’Attuazione del Programma, Maria Elena Boschi, il consigliere economico del premier Yoram Gutgeld, e il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli.

Non è ancora tracciata la strada per arrivare ai 20 miliardi di tagli indicati dal presidente del Consiglio ma fonti ministeriali fanno inoltre sapere che i ministri avrebbero già accettato un piano di massima sui tagli. Ciascuno di essi dovrà mostrarsi disposto a presentare un proprio piano dettagliato. Non si dovrebbe trattare di tagli lineari, ma ogni ministero sarà responsabilizzato nel rintracciare le voci da eliminare. Si parte dalla presidenza del Consiglio per la quale è prevista la razionalizzazione di dipartimenti e dirigenti, alle misure destinate al ministero della Difesa e di quello dell’Interno in cui la tiene banco la recente mobilitazione delle forze di Polizia. Cottarelli ha parlato della necessità di coordinare meglio Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e Corpo Forestale. Fondamentale anche il riordino della rete diplomatica e consolare alla revisione di incentivi e trasferimenti da parte di diversi ministeri alle imprese. Un gruzzolo che varrebbe fino a 4 miliardi.

Quasi certo, dopo le affermazioni del ministro alla Funzione pubblica, Marianna Madia, il blocco degli stipendi nel pubblico impiego da cui arriverebbero risparmi per 2,1 miliardi. Il Formez, su incarico del ministero della Funzione pubblica, ha reso noti i dati sulle flotte pubbliche, scese da 8.619 vetture a 5.768. Un taglio del 33% in 30 mesi: “I 20 miliardi sono un obiettivo possibile – aveva detto Cottarelli al Forum Ambrosetti di Cernobbio – ma su una base di una spesa primaria di 700 miliardi che va ben oltre i beni e i servizi”. In totale potrebbero arrivare 21,5 miliardi, al netto della spesa per interessi sostenuta a fine anno (717 miliardi) ma appare difficile non pensare a un intervento su pensioni e welfare, che Renzi ha detto di non voler toccare. Restano da definire il capitolo del riordino delle partecipate che potrebbe valere mezzo miliardo per il 2015 e quello delle privatizzazioni.

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