Caos in Rai. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha votato a favore del ricorso – al Tar e forse anche davanti al giudice ordinario – contro il prelievo forzoso, da parte del governo, di 150 milioni di euro dal gettito del canone, deciso dal decreto Irpef dello scorso aprile.

Per dare un’idea del tutti contro tutti, hanno votato a favore del provvedimento anche i consiglieri nominati dal partito democratico: Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo. Ed alla faccia della nuova governance Rai – i partiti fuori dall’azienda -, la responsabile cultura del Pd Lorenza Bonaccorsi chiede le loro dimensioni con un tweet.

Altra cosa da rilevare è che la decisione è stata presa con una maggioranza bipartisan Forza Italia-Lega Nord-Pd – hanno votato a favore Verro, De Laurentiis, Rositani, Pinto, Tobagi e Colombo -, mentre altri due in quota centrodestra hanno votato contro – Luisa Todini e Antonio Pilati – e uno si è astenuto – il presidente di garanzia Anna Maria Tarantola.

Secondo il sindacato Rai – l’Usigrai – il ricorso contro il taglio di 150 milioni “è un atto indispensabile per riaffermare il principio dell’autonomia della Rai: in linea con tutte le normative europee, le risorse per finanziare il Servizio Pubblico non possono dipendere anno per anno dal governo di turno”. Una posizione in parte condivisibile ed in parte da struzzo che mette la testa sotto la sabbia: nonostante i tagli in Rai restano presenti tanti sprechi. Come i 5 giornalisti inviati in Australia per seguire il primo ministro.