Dopo il turbine di voci, timori e smentite, il disegno di legge di stabilità varato dal Governo di Enrico Letta nella serata del 15 ottobre non prevede ulteriori tagli al settore sanitario. L’eventualità ha fatto tremare in questi giorni le regioni, soprattutto quelle gestite peggio, poiché l’amministrazione della sanità è una competenza a loro affidata, e quella che incide maggiormente sui bilanci. Ciò non significa che si possa tornare a spendere senza ritegno. Il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha spiegato quali dovranno essere i prossimi passi, nel corso di un’intervista rilasciata il 16 ottobre alla trasmissione Prima di tutto, di Radio Rai 1: “Ora le regioni hanno l’ossigeno per i prossimi anni. Ma quest’ossigeno deve essere impiegato bene. Va assolutamente usato per rimettere in piedi il sistema sanitario nazionale e non per perdere un’altra occasione d’oro che, per la sanità italiana, potrebbe essere l’ultima“.

Il ministro (foto by InfoPhoto) spiega come trovare le prossime risorse: “Ora bisogna attuare nelle singole regioni le misure che già sono legge, come i costi standard e il piano di deospedalizzazione. Significa, dove possibile, curare i pazienti a casa e non in ospedale. La cura in ospedale costa da 2.000 a 5.000 euro al giorno; al domicilio del paziente, da 200 a 800. Sarebbe un risparmio altissimo“.

Per fare cosa? “Questi risparmi non devono fare cassa. Vanno riutilizzati per investire nelle cose che servono: infrastrutture tecnologiche all’avanguardia; superare il blocco del turn-over permettendo il ricambio generazionale della classe medica; avere accesso alle cure innovative, composte da farmaci molto costosi. Sarà inoltre fondamentale un’alleanza per l’assistenza territoriale. Dobbiamo trovare risorse per ammodernare l’intero sistema sanitario“.