Il Ministero dell’Istruzione sembra aver sbagliato a calcolare gli stipendi di circa novecento degli ottomila dirigenti scolastici presenti nel Lazio e in Abruzzo. Tutto ciò sarebbe iniziato a partire dal mese di gennaio di quest’anno, quando i presidi si sarebbero visti trattenere una somma pari a circa 200/250 euro netti dagli stipendi che a partire dal 23 ottobre potrebbero diventare 500 o anche di più.

Una situazione non più sostenibile ed è per questo che i presidi hanno deciso di iniziare a protestare. Giovedì 15 ottobre si ritroveranno tutti in viale Trastevere a Roma, davanti alla sede del Ministero dell’Istruzione per protestare contro il taglio – errato – dei loro stipendi. I dirigenti scolastici interessati dall’errore non capiscono perché un preside che sbaglia poi debba rimetterci di tasca propria mentre un dirigente del Ministero che sbaglia a fare i calcoli (provocando enormi disagi) poi alla fine non debba pagare nulla.

Molti degli interessati hanno dichiarato di sentirsi umiliati da quanto sta accadendo, criticano quel governo che tanto sbandiera la Buona Scuola ma che poi all’atto pratico commetterebbe errori di questo tipo, facendo ricadere le conseguenze assai negative su chi nelle scuole ci lavora tutti i giorni. Altri ancora fanno notare come il taglio errato agli stipendi abbia causato pesanti ripercussioni in chi negli anni precedenti ha preso degli impegni e adesso si trova in difficoltà nell’onorarli. L’errore riguarderebbe la parte di stipendio che viene calcolato in base alla posizione e al risultato (la cosiddetta parte variabile).

I sindacati avrebbero richiesto una soluzione politica della vicenda ma a quanto pare il Ministero dell’Istruzione, almeno per il momento, sarebbe rimasto della sua posizione.