Un nuovo scandalo scuote la Capitale, dopo quello che ha travolto la Regione con il caso Fiorito. Protagonista questa volta è Gianni Alemanno, attuale sindaco di Roma e ricandidato alla poltrona del Campidoglio alle prossime elezioni amministrative del 27 e 28 maggio (foto by Infophoto). Ad accusarlo un uomo d’affari italiano da tempo residente a Praga, Edoardo D’Inca Levis, finito in manette meno di un mese fa. Secondo quanto riferito al pm Paolo Ielo, che segue l’inchiesta, l’imprenditore avrebbe fatto da mediatore per una mazzetta di oltre 600 mila euro “destinata alla segreteria di Alemanno”.

A pagare l’azienda Breda Menarini, che in questo modo si sarebbe assicurata l’appalto su una commessa da 20 milioni per la fornitura di 40 bus a Roma Metropolitane, società del Comune di Roma. I fatti risalgono al 2009 e nei giorni scorsi hanno portato in carcere l’ex amministratore dell’azienda, Roberto Ceraudo. D’Inca Levis ha fatto riferimento a una conversazione Skype con Ceraudo in cui si parlava della segreteria del sindaco e ha raccontato di aver materialmente provveduto al versamento della tangente in tre tranche, da marzo a luglio 2009, con versamenti diretti a una persona indicata o su conti bancari.

“Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare”, ha adetto Gianni Alemanno, infuriato per la richiesta dell’opposizione che lo ha invitato a dimettersi. “E’ veramente indegna questa sinistra che sulla base delle insinuazioni di un oscuro personaggio si permette di chiedere le dimissioni del sindaco di Roma.” ha scritto in una nota “si aggrappano all’ultimo degli appigli che trovano per attaccare la nostra Amministrazione”. La battaglia per le elezioni comunali di Roma, scrive ancora il sindaco, ”è appena cominciata e non ci faremo certamente intimidire da questi sistemi che appartengono alla peggiore politica, a cui i romani hanno voltato da tempo le spalle”.