L’annuncio dell’arresto del Vice Presidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, coinvolto in un giro di tangenti, è arrivato in un momento particolarmente significativo, ovvero durante la Giornata della Trasparenza.

A rilevarlo è Fabio Pizzul, consigliere del Pd, che in sede di convegno ha fatto notare come attualmente la Lombardia sia “una Regione che vede il presidente sotto processo e il vicepresidente addirittura arrestato”, chiedendo delucidazioni a Roberto Maroni, sotto inchiesta per alcune presunte pressioni operate in ambito lavorativo ai tempi in cui era ministro degli Interni.

Molto più grave invece l’arresto di Mantovani, ex assessore alla Salute della Lombardia, finito in manetta con l’accusa d corruzione, concussione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta, il tutto riguardante gli appalti del settore sanitario lombardo nel periodo tra giugno del 2012 e giugno del 2014.

Secondo gli inquirenti Mantovani insieme ai suoi collaboratori (Massimo Garavaglia, assessore all’Economia, Giacomo Di Capua e Angelo Bianchi) avrebbero truccato aste importanti riguardanti case di riposo, edilizia scolastica e il servizio di trasporto dei malati in dialisi. A corrompere Mantovani lavori su immobili riconducibili a lui o ai suoi familiari.

Nel periodo interessato dalle indagini Mantovani ricopriva le cariche di senatore, Sottosegretario di Stato ai Trasporti, sindaco di Arconate e Assessore alla Salute. Quest’ultimo ruolo è venuto meno un mese fa dopo uno scontro con il governatore Maroni riguardo alla riforma del settore centrale dell’amministrazione lombarda.

Inevitabilmente la minoranza è passata all’attacco e già questa mattina Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha chiesto una mozione di sfiducia: “Meglio di così la Lombardia non poteva festeggiare la giornata della trasparenza: il vicepresidente Mantovani è stato arrestato, Maroni andrà a processo e, al momento risulterebbe indagato l’assessore al Bilancio Massimo Garavaglia, braccio destro del governatore.

Secondo Violli “l’arresto di Mantovani è la prova provata che tante denunce che abbiamo sollevato negli ultimi anni sono fondate e che Maroni non è mai stato in grado di allontanare le lobby di affaristi e corruttori dalla cassaforte dei lombardi.