Continuano le indagini sulle tangenti legate alla sanità lombarda. Nella giornata di ieri, infatti, il consigliere regionale della Lega Nord Fabio Rizzi è stato interrogato in carcere insieme a Mario Valentino Longo, suo collaboratore, e l’imprenditrice Maria Paola Canegrati.

Nel corso del suo colloquio con gli investigatori, durato più di due ore, Rizzi ha voluto chiarire la sua pozione in merito alla faccenda degli appalti truccati concernenti la fornitura di servizi odontoiatrici a strutture ospedaliere della regione.

Il suo avvocato Monica Alberti ha confermato quanto già si inizia a vociferare nei corridoio della politica lombardo, ovvero che lo stesso consigliere è “consapevole di essere finito politicamente”. Descritto come “razionale e stanco” dal legale, Rizzi avrebbe avanzato l’istanza per la richiesta degli arresti domiciliari in modo da stare vicino alla famiglia.

Parrebbe essere stato molto costruttivo anche l’interrogatorio di Longo, factotum del consigliere, che per quanto non abbia dato ammissioni di colpa è stato protagonista di molti chiarimenti indispensabili per le indagini. Stando alle prime ricostruzioni la Canegratti avrebbe di fatto acquisito una sorta di monopolio nel giro degli appalti sanitari grazie anche all’aiuto sottobanco di Rizzi e alla corruzione dei pubblici funzionari: lo scambio avrebbe previsto tra le altre cose anche il finanziamento elettorale che ha visto Rizzi arrivare in Regione nel 2013.

Nel frattempo i vecchi compagni politici sembrano voler fare terra bruciata intorno al consigliere. Il governatore Roberto Maroni ha affermato di attendere delle affermazioni ufficiali da parte del diretto interessato, confermando al contempo il proprio stupore: “O Rizzi dimostra la sua innocenza o deve andarsene. Di fronte a una persona che conosci da vent’anni, un leghista della prima ora a cui avresti affidato tutto, sono deluso e incazzato”.

D’altra parte è stato lo stesso Maroni a constatare che l’indagine sembra aver prodotto un solido impianto accusatorio: “Ho letto gli atti e mi pare ci siano delle prove schiaccianti. Ci sono dei magistrati politicizzati, in questo caso mi pare di poter dire che hanno fatto egregiamente il loro lavoro”.

L’agone politico non si è arrestato, in ogni caso, dato che Pd e Patto Civico, come annunciato nella giornata di ieri, hanno presentato una mozione di sfiducia, appoggiata anche dai membri del Movimento 5 Stelle, che dovrà essere discussa in Aula entro venti giorni. Difficile però pensare che Maroni possa lasciare il proprio posto senza lottare.