Lo scandalo delle tangenti in Lombardia sta alzando un gran polverone anche a livello nazionale, oltre a creare vari malumori all’interno della Lega Nord. Adesso stanno emergendo anche i dettagli di come avvenivano gli episodi di corruzione tra la cosiddetta zarina, la titolare della Servicedent Maria Paola Canegrati, il capogruppo in commissione Sanità alla regione leghista nonché braccio destro di Maroni Fabio Rizzi e il suo portaborse Mario Longo.

Secondo le accuse a loro rivolte, i due avrebbero raccolto una parte delle tangenti intascate in una società chiamata “Spectre!”.

Tra le conversazioni rese pubbliche da Repubblica sul caso delle tangenti nella sanità lombarda, ce n’è una in cui Maria Paola Canegrati parla in auto con il suo commercialista a proposito del portaborse Mario Longo, e dice: “Ho fatto tanti soldi, ne ho regalati tanti. Non lo mando a cagare giusto perché Busto me l’ha fatta prendere lui, eh. Una parte gliela dovrò dare”.

Mario Longo a sua volta in una conversazione dichiara sulla Canegrati: “Ti dico una cosa riservatissima: la campagna elettorale di Fabio l’ha sostanzialmente finanziata al 100%”.

In un’altra conversazione intercettata, la “zarina” dello scandalo tangenti nella sanità lombarda dice: “S’è fatto fare questa Progetto dentiere pazienti anziani, el ciapa utantamila euro l’anne per non fare un cazzo. Lo tengo altro che buono, più buono di così… Lui prende i soldi e io lavoro”.

Secondo quanto riporta il gip di Monza Emanuela Corbetta che si occupa delle indagini: “Le sostanziose elargizioni economiche ai due politici permettevano a Canegrati di ottenere la pressoché totalità degli appalti”.

Nel caso di una gara dell’Icp da 45 milioni di euro, l’ordine di Maria Paola Canegrati era: “Io volevo Baggio. La gara va fatta così, nel calderone va dentro tutto, anche perché non puoi farla a parte, che così ce la vince qualcun altro. Io sull’aggiudicazione di questa gara io ti do x, farò un contrattino con il quale dico: facciamo una consulenza di ottantamila euro all’anno, dieci fatture in modo che nessuno dice niente e siamo tutti belli e apposto”. Longo si occupava di eseguire quanto proposto dalla Canegrati. In un’intercettazione del nucleo investigativo dei carabini di Milano dice: “Non ti preoccupare, ghe pensi mì”.

Il gip Emanuela Corbetta scrive: “Non merita commenti la strumentalizzazione dell’idea politica alla base del partito di appartenenza di Rizzi ai propri interessi economici”. E quindi aggiunge: “L’asservimento continuo dei pubblici ufficiali agli interessi privati, ha prodotti effetti deleteri. Si è determinata l’erogazione di servizi scadenti con ricadute sui pazienti”.

Riguardo al progetto di un ospedale pediatrico nello stato di Goya, in Brasile, il gip sostiene che “stando alle intercettazioni, emerge inequivocabilmente che i due indagati utilizzino il meritevole progetto al solo scopo di trarre profitti personali, mascherati con compensi per consulenze”. Da una conversazione telefonica dell’8 agosto 2015 tra Fabio Rizzi e la sua compagna, è lui a dichiarare quanto potrebbe guadagnare in quell’occasione: “Dall’ospedale pediatrico brasiliano potrebbero venire fuori un paio di milioni a testa”.