“A me hanno chiesto di fare il sindaco, sono un uomo prestato alla politica che non può minimamente fare azioni del genere”, davanti al gip Alberto Scaramuzza il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, si è così dichiarato ”Estraneo ai fatti”.

Nell’interrogatorio di garanzia per l’inchiesta che ha portato nei giorni scorsi a 35 arresti per gli appalti del Mose, il primo cittadino è finito ai domiciliari per finanziamento illecito ai partiti per la campagna elettorale del 2010. Orsoni è accusato di aver ricevuto 260 mila euro per la sua campagna elettorale.

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Anche l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan è tra le persone coinvolte, che si difende dichiarando: “Stanno tentando di scaricare su di me nefandezze altrui. Non mi farò distruggere per misfatti commessi da altri. Su ogni cosa che ho detto e fatto nella mia vita ho sempre messo la faccia. Ho tutta l’intenzione di farlo anche stavolta”.

Come Orsoni e Galan respinge ogni tipo di accusa nel corso dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Pisa anche Renato Chisso, l’assessore regionale anche lui arrestato. “Ha escluso in maniera categorica la fondatezza delle accuse fatte da Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati. Ha negato qualsiasi ruolo di intermediazione tra queste persone e Giancarlo Galan. Ha respinto poi l’ipotesi d’accusa relativa a una sua partecipazione occulta a una società facente capo a Claudia Minutillo, un tempo segretaria dell’allora governatore veneto Galan e poi imprenditrice”, ha detto il suo legale, Antonio Forza.

Nei giorni scorsi aveva scatenato molte polemiche il senatore del M5S Michele Giarrusso quando aveva ipotizzato la ghigliottina per i politici corrotti.