Ben 35 arresti sono stati eseguiti nella mattinata del 4 giugno dalla Guardia di finanza di Venezia, nell’inchiesta su presunte tangenti legati agli appalti per la costruzione del Mose (il sistema di dighe mobili che dovrà proteggere la città dall’acqua alta).

Il vertice politico della città lagunare è pesantemente colpito. Tra gli arrestati c’è il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, eletto nel 2010 col Partito democratico; poi l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso (Forza Italia); il consigliere regionale Giampietro Marchese (Pd). Il Gip Alberto Scaramuzza, firmando le richieste dei Pm Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, ha anche chiesto l’arresto per Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto e attualmente senatore di Forza Italia.

Colpiti dall’arresto anche il generale in pensione Emilio Speziante, ex comandante in seconda della Guardia di finanza, poi il manager Roberto Meneguzzo, amministratore della Palladio finanziaria, una delle principali holding del nord-est; arrestato inoltre Franco Morbiolo, presidente del Coveco, una delle cooperative che fanno parte del consorzio Venezia nuova, concessionario unico dei lavori.

L’indagine è cominciata tre anni fa. Lo scorso anno furono arrestati Piergiorgio Baita, ex amministratore delegato della società di costruzioni Mantovani, e Giovanni Mazzacurati, ingegnere a capo del progetto del Mose. In totale gli indagati sono un centinaio. Gli arresti odierni comportano, a vario titolo, le accuse di corruzione, concussione e riciclaggio.

Foto: UNISDR Photo Gallerygioberto09 via photopin cc