Un’ipotesi che potrebbe avverarsi: Ici, rendite e Iva sono fra le prime misure anticrisi

Reintroduzione dell’Ici, aumento dell’Iva e norme più severe sulla tracciabilità dei pagamenti dovrebbero rientrare nel primo pacchetto di riforme del nuovo Governo. Dal ritorno dell’Ici sembra che si otterrebbe un risparmio di circa 5 miliardi di euro. L’aliquota dovrebbe poi fondersi con l’Imu, l’imposta municipale unica prevista dal D.lgs 23/2011 sul federalismo fiscale, che viene calcolata sul valore catastale degli immobili e può essere variata dai Comuni fino allo 0,3%.

Da non dimenticare, quindi, la rivalutazione delle rendite catastali. Per ora i valori su cui vengono calcolate le tasse sugli immobili sono fermi agli anni ’90 e nettamente inferiori agli attuali valori di mercato, ma si ritiene possibile un aumento generalizzato delle percentuali.

Previste anche due ipotesi sull’aumento dell’Iva fra le manovre per il rientro del debito pubblico: la prima prevede l’aumento dell’aliquota ordinaria e di quella agevolata; la seconda prevede la revisione della sola aliquota ordinaria. Sulla patrimoniale non ci sono ancore certezze, ma fonti attendibili riferiscono che il prelievo dovrebbe colpire i patrimoni sopra il milione di euro.

Comunque fra le misure pensate per il risanamento dei conti, da presentare al Consiglio europeo venerdì 9 dicembre, rientrano sicuramente la reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, l’aumento dell’Iva e i limiti alla circolazione del denaro contante contrastare l’evasione fiscale. Staremo a vedere. Ma nell’attesa, si rinnova il leit motiv che accompagna il mercato immobiliare ormai da lungo tempo: è sempre la casa a pagare i conti piccoli e grandi nei momenti più difficili dell’economia.