Il Fisco tornerà presto a colpire l’abitazione principale.

In primis, ritornerà l’Ici, l’aliquota più odiata dagli italiani. Si prevede, in proposito, un’imposta ”progressiva”, che dovrebbe quindi far crescere la richiesta in base al valore dell’immobile (o al numero di immobili posseduti dallo stesso contribuente). All’Ici si aggiunge un’altra norma fiscale probabilmente in arrivo sul mattone: la rivalutazione delle rendite catastali.

Le rendite catastali, per chi non lo sapesse, sono l’indicatore sul quale vengono calcolate tutte le principali imposte sulla casa. Dette rendite hanno seguito un iter in aumento nel corso degli anni: dal 1998 anno in sono state fissate, al 1992 quando sono state applicate e aggiornate una prima volta, al 1996 anno in cui hanno registrato un aumento lineare del 5 per cento.

In pratica, a ogni vano catastale viene assegnato un valore, che teoricamente indica la rendita ottenibile ogni anno attraverso il locale. Questa presunta rendita, moltiplicata per i vani, determina il valore catastale, cioè la base imponibile sulla quale viene applicata l’Ici.

L’aggiornamento delle rendite catastali pare sia indispensabile per due motivi. Il primo problema dipende da fatto che gli indicatori applicati oggi sono datati e quindi non rispondono ai valori di mercato. Il secondo ha la sua ragion d’essere nel fatto che gli stessi indicatori spesso non tengono conto delle ristrutturazioni che hanno modificato completamente gli immobili. Di conseguenza, decine di migliaia di appartamenti nei centri storici sono ancora popolari o ultrapopolari per il Fisco, mentre in realtà sono alloggi più o meno esclusivi.

L’aumento lineare, uguale per tutti, risolve il primo problema anche se solo in parte, ma di fatto lascia irrisolto il secondo, perché conduce a incrementi proporzionali uguali per tutti, senza tener conto dell’iter storico dell’immobile dalla sua costruzione allo stato attuale.

Ma non finisce qui la stangata che arriverà sulla casa: in arrivo forse anche l’Imu, che offre esattamente gli stessi problemi dell’Ici, e la Res, una nuova imposta locale che dovrebbe finanziare i servizi locali e la raccolta dei rifiuti. Un’imposta che dovrebbe colpire anche gli inquilini e chiunque occupi un’abitazione e abbia la residenza nel Comune. Ce n’è per tutti.